25 July 2013

Rotto - Broken

Dopo mesi di lontananza sono tornato a Noosa in compagnia di un amico ed ho finalmente surfato con un poco di costanza.

In circa due ore ho preso piu' onde che negli ultimi tre mesi.

Purtroppo le onde erano medio piccole e la bassa marea le faceva morire presto, con uno schianto sulla sabbia repentino. Percui tante le onde prese, e corte le cavalcate.

Noosa e' forse il posto migliore per me. Le due ore di macchina me lo fanno scartare spesso a favore di Coolangatta, dove pero' le onde diventano facilmente un po' troppo grandi. E data la penuria degli ultimi tempi, a Noosa mi sono lasciato conquistare dalla bellissima giornata, sfruttando le onde fino all'ultimo attimo possibile.

Errore.

Dopo due ore di rotolamenti conclusivi praticamente sulla sabbia, Nettuno mi ha punito e mi ha spedito la tavola dritta sulla schiena. Una botta stupidissima e dolorosa.
Giornata finita.
I sintomi sono quelli di una costola rotta. Il dottore ha detto di stare a riposo e che ci vorra' circa un mese per essere in ordine.

E' tutta colpa vostra. 
Voi surfisti da una vita, voi bravissimi in ogni condizione, collezionisti di onde in numero osceno. Voi che vi lamentate dei principianti ai quali sottraete qualsiasi occasione di prendere un'onda, contribuendo alla loro fame di cavalcate, e costringendoli poi, una volta in sella, a rimanerci oltre il ragionevole, fino all'ultimo momento, un po' come kamikaze, consapevoli che poi prenderne un'altra sara' difficilissimo. 
E' tutta colpa vostra, voi che non ricordate neanche di esservi mai fatti male, che non ricordate neanche di essere mai stati stanchi dal remare, voi che mai una volta mi avete detto: "prego si accomodi, questa bella onda e' tutta tua, fai la pratica che ti serve invece di stare a guardare ed aspettare all'infinito"!

Colpa vostra. Nessuno dubbio.


Eccomi qua, sull'ultimo istante disponibile, con gli ultimi centimetri d'acqua disponibili, giocando con l'ultimo sussulto dell'onda. Un'ora dopo mi sono invece ritrovato ai piedi di quella schiuma, ed il gioco e' finito..
Here I am. Playing with the last breath of the wave, at the last moment, in the last 10cm of water. One hour later I'd find myself under that white water, and the game was over..




After a few months I went back to Noosa.

Noosa is probably the best place for me, but I often go to Cooly instead, 'cause it's closer to Brisbane. The problem is, as I already wrote, that Cooly get bigger than my skills very easily, and there are so many people that it turns often into a wasted day.

Anyway, in Noosa was a beautiful, warm winter day and I got the chance to catch more waves than in the last two months. I was so stocked that I couldn't stop riding them, even if the low tide made them stop abruptly in ten cm of water.
And that was my mistake.
After two hours of happily trying my luck, I found myself under the crushing wave, and the board hit me in the back. Pain. Game Over.

I may have a broken rib. Doc says to take it easy and wait for a month.
Great. The best day in months turned into a punishment. And it's your fault. 

Yes, yours. You, who surfs since the day you were born; you, who could surf in every condition; you, who doesn't even remember if you got hurt just once in your life; you, who doesn't know what tiredness from paddling is; you, collector of a obscene number of waves; you, who never lets someone else catch a wave; you, who never tells me: "this is yours, catch this one, you need to practise more then me, and if you learn more then you won't be in my way next time, go for it!"
It's because of you if when I'm riding a wave I don't want to stop and then I'm in trouble. I fear that the next time I won't have a chance to catch it.
Feel guilty!

I'm such a kook.

17 July 2013

The Endless Summer

Con un leggero ritardo di 40 anni ho visto il film documentario The Endless Summer, una pietra miliare dei film sportivi e della cultura surfistica piu' specificatamente. Un must.

Un titolo cosi' famoso ed evocativo che perfino durante la mia adolescenza nel Mediterraneo, lontano universi interi dal surf, ne avevo sentito parlare.

Il film visto adesso risente del passaggio del tempo, come capita a tutte le opere. Sia per contenuti che per gesti atletici. Ma non e' una colpa.

Cio' che mi e' piaciuto e' stata l' ingenuita' e la freschezza del prodotto. I due surfisti protagonisti della pellicola si imbarcano in uno sprovveduto giro del mondo per surfare onde allora sconosciute ed evitare l'inverno della California. Si capisce che non avevano idea di dove fossero ne di cosa aspettarsi e le piccole avventure a cui vanno incontro sono genuine e piacevoli da seguire. Il regista che li segue e commenta la pellicola ha senso dell' humor ed e' capace di trasmettere il senso di scoperta a cui tutti loro vanno incontro.

Ma.
Non ho la minima idea se quello che sto per scrivere sia una critica gia' espressa e datata o se nel culto del film ci si e' dimenticati un minimo di senso critico.

Cio' che non mi e' piaciuto, e che credo al giorno d'oggi sia impossibile ignorare, e' il razzismo con il quale il regista commenta le immagini e le interazioni con i locali.
Traspare tutto il tempo un sottofondo di superbia determinata dal fatto di essere americani e uno sfotto' insopportabile. 
Tralasciando la parte relativa all'Africa, quando si arriva all'Australia ci sono una decina di secondi dedicati alle facce dei ragazzini surfisti di Sydney. Facce inglesi, facce sdentate, facce di chi aveva pochi soldi in tasca e poco cibo in pancia, facce di mascalzoni, come in tutti il mondo, facce  mostrate in silenzio ed accompagnate da una musichetta tipo Stanlio ed Olio. 
E' solo un esempio. Uno dei tanti. Uno dei troppi. 

Sono sicuro, o voglio credere, che sia tutto frutto del buon umore che voleva accompagnare il racconto. Cio' non toglie che il messaggio di sottofondo sia "noi siamo americani e gli altri dei selvaggi".

Ovviamente non ho mai letto una cosa del genere in merito al film e cio' e' forse dovuto al fatto che chi ne scrive e chi lo cita forse parla per sentito dire e non lo ha mai guardato. O e' americano e non si e' accorto di nulla..





Fortyseven years after its release I watched The Endless Summer. A cult for the surf culture. Such a famous title that reached me in my youth when I was worlds away from surfing.

I liked the fun approach of the director and the fresh, simple, ignorant look at the world they were discovering. You can tell they didn't have idea about where they were going, about the people and the culture they were meeting, and the good and/or bad spots for surfing. No to mention the seasons and the right conditions. (They came to Australia and they weren't able to find surf!)   

But what surprised me the most was the constant racism that run underneath the story. It's very disturbing. The director, while telling the story, doesn't loose a chance to make fun of the people they meet and the reaction they have about the two protagonists and their huge boards. 
Leaving aside Africa, when they come to Australia there's a good few seconds of young australian surfing faces. Skinny, pallid, dirty, maybe teethless, maybe hungry, funny, smart, young faces. With a kind of Lauren and Hardy soundtrack. C'mon!

I'm sure, I wanna believe, that's all because Bruce Brown wanted to give a funny and easy account of their adventures. But I can't help my brain to receive the message "we are americans and they are salvages" all the times. 

I've never read such critics about this movie and I wonder if that's because at that time racism comments were perceived with less concern, or not perceived at all, and/or because who writes about it now didn't watch it at all. Or maybe he/she is american?
(This last question, which tries to sound funny, has the same bad taste as many jokes in the movie) 

09 July 2013

Bells Beach

I've been to another legendary surf spot: Bells Beach, near Torquay, Victoria.

The town is small and nice. It's all about surfing and they live out of that. It has some easy breaks, well, they looked easy, just in front of the town and then Bells Beach is just few km south.

I went there just after watching some clips about some epic swell back in the days, and I couldn't believe those giant waves fitted in that small patch of sea. It was terrifying thinking about people in the water while the monsters were exploding like bombs.

Nevertheless men had ridden them, literally flying on moving mountains.

The day I was there it was small and there were more people surfing on the other side of the beach rather then the historic break. The air was freezing and I just couldn't imagine what the water was like.

I felt lucky to surf in Queensland and a total kook for my lack of skills and knowledge of the Ocean.

Hat off to those guys freezing out there.


                                       
   
                                       




Ho avuto modo di visitare un'altra mecca del surf.
La cittadina di Torquay, nel Victoria.

Oltre ad alcuni punti più o meno -apparentemente- semplici proprio davanti al lungomare, ho posato il mio sguardo sacrilego sulle onde di Bells Beach, una spiaggia giusto qualche chilometro più in la che in alcune annate e' stata teatro di mareggiate, onde e competizioni leggendarie.

Il clima era freddo ed il mare quasi calmo. Pensare alle onde enormi che ho visto in foto in quella piccola e poco profonda insenatura faceva scorrere un brivido lungo la schiena. I boati immagino sconquassassero l'aria ed il solo coraggio probabilmente non sarebbe stato sufficiente ad uscire vivi.

Cionondimeno vi furono uomini, in quei giorni, che stettero dritti sulle loro tavole, volando su incredibili pendii in movimento.

Io guardavo e sognavo di assistere a quelle imprese. E nel contempo ammiravo i surfisti alle prese con le onde del momento, immersi nell'acqua ghiacciata della costa che guarda il Polo Sud, e battuti dal vento maledetto. Drogati di surf.

Mi sono sentito fortunato ad usufruire del dolce clima del Queensland, ed anche una schiappa, data la mia limitata confidenza con l'Oceano.
Ci sono onde e posti che non saranno mai alla mia portata. Ma non mi cruccio. Ne prendo atto.

Nel mentre, aspettando di tornare sulle mie piccole, calde, goduriose onde di qua, mi tolgo il cappello davanti a quei ragazzi immersi nel surgelatore.
Tenete duro!

03 July 2013

150

If I'm lucky I will surf again the 13th or 14th of July.

It will add up to a total of 19 days of emptiness, at least. And considering how bad my last sessions were it's like I'm not surfing since March.

And then I come across a book titled Noosa surfing in the '60s, in which Bob McTavish recall his youth and says that in those years he was surfing Noosa roughly 150 days a year. 150! 
How can I sleep decently with this thought in my mind? 
It's like starting surfing on the first of January and finishing on the 30th of May! 
And he's not saying that he surfed just once a day. U know what I mean? And he's not saying that he didn't surf other spots the rest of the year.

Come on! Now, who can do that? Seriously! You don't have anything to do? Don't you have a job, a life, something to work (in every sense) for? 
You have to be a slacker.

And so the young Bob was basically camping at the National Park and then got a job as apprentice shaper just because he needed money to buy bread and canned food. Then he became one of the best surfers of his time and one of the best shapers of his time and today he's still selling longboards worldwide.

Two thoughts:
1- if I had the chance to surf 150 days a year I'd become a good surfer. Even at my age. 
2- only a slacker can do that. And at the same time only if you commit your life to a single passion, and give up all the rest, you can achieve something and leave your mark.

But where are the boundaries between being a slaker, a crazy man, a maniac, a visionary, and a genius? 


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Per via di impegni vari non potrò surfare sino al weekend del 13 e 14 luglio, ammesso che quel weekend sia buono per farlo. Significa una pausa di almeno -almeno- 19 giorni.
Una eternità.
E considerando quanto povere sono state le ultime uscite, devo dire che il mio surfare e' fermo da mesi. Niente progressi e poca gioia.

A questo proposito mi rode il fegato leggere, e rileggere incredulo, una frase di Bob McTavish nel libro Noosa surfing in the '60s. Nei suoi ricordi il famoso surfista e shaper afferma che in quegli anni surfava Noosa circa 150 giorni l'anno. 150!!!!
Dal primo Gennaio surfando tutti i santi giorni per 150 giorni si arriva al 30 Maggio.
1 Gennaio - 30 Maggio senza pause.
Ma come si fa?
E' anche chiaro che non afferma di aver surfato solo una volta al giorno per 150 giorni. E non afferma di non aver surfato in altre localita' nei rimanenti giorni dell'anno..

Ora ragazzi, diciamocelo: solo un perdigiorno puo' fare una cosa del genere. Uno che non ha niente da fare nella vita e non si preoccupa di trovare un lavoro e di cosa succedera' "da grande".
Uno che non ha la testa sulle spalle, uno a cui si puo' gridare con buona causa: "Vai a lavorare!"

Beh, questo sfacendato di Bob, per potersi comprare da mangiare (e solo per quello - dormiva accampato nel parco di Noosa), dovette mettersi a fare tavole da surf, vicino alla spiaggia, presso un signore che aveva capito presto il business che sarebbe poi stato. Cosi' Bob, che faceva tavole solo per comprare pane e cibo in scatola, e passare il tempo in acqua, divenne poi un bravissimo surfista (ci mancherebbe!), ed un rivoluzionario dello sport, mettendosi a produrre tavole in proprio e  contribuendo alla short board revolution.

Oggi esporta tavole in tutto il mondo ed e' un pezzo di storia vivente.

Due pensieri:
1- Se potessi surfare per 150 volte all'anno potrei diventare molto piu' bravo, nonostante l'eta';
2- Solo uno sfacendato puo' farlo. Ed allo stesso tempo si sa che solo chi dedica tutta la vita ad una sola cosa, passione, sacrificando tutto il resto, puo' eccellere e lasciare un segno.

Dove sta il confine tra scansafatiche / pazzo / lunatico / visionario e genio?

27 June 2013

Respiro - Breath by Tim Winton

After another disappointing session at Cooly, this time due to the crowd, I better write down something about a book I like: Breath, by Tim Winton. 

He's an Australian author and it totally it's worth a read. 

It's about two young surfers and growing up and going through all the things youngsters go through. But it's also a wider thought about life itself. 
I liked it.

Here's some great lines about surfing: 

"..I couldn't have put words to it as a boy, but later I understood what seized my imagination that day. How strange it was to see men do something beautiful. Something pointless and elegant, as though nobody saw or cared..
..For all those years when Loonie and I surfed together, having caught the bug that first morning at the Point, we never spoke about the business of beauty. We were mates but there were places our conversation simply couldn't go. There was never any doubt about the primary thrill of surfing, the huge body-rush we got flying down the line with the wind in our ears. We didn't know what endorphins were but we quickly understood how narcotic the feeling was, and how addictive it became; from day one I was stoned from just watching. We talked about skill and courage and luck- we shared all that, and in time we surfed to fool with death- but for me there was still the outlaw feeling of doing something graceful, as if dancing on water was the best and bravest thing a man could do...

..I will always remember my first wave that morning. The smell of paraffin wax and brine and peppy scrub. The way the swell rose beneath me like a body drawing in air. How the wave drew me forward and I sprang to my feet, skating with the wind of momentum in my ears. I leant across the wall of upstanding water and the board came with me as though it was part of my body and mind. The blur of spray. The billion shard of light. I remember the solitary watching figure on the beach and the flash of Loonie's smile as I flew by; I was intoxicated. And though I've lived to be an old man with my own share of happiness for all the mess I made, I still judge every joyous moment, every victory and revelation against those few seconds of living.."






Dopo l'ennesima uscita deludente, questa volta per via della folla assurda di Coolangatta nel primo weekend di pausa scolastica invernale, mi limito a riportare uno stralcio da un bel libro di Tim Winton intitolato Breath, Respiro. 
Un romanzo di formazione, si direbbe, la cui storia e' un lungo monologo del protagonista, che lascia poi al lettore qualcosa a cui pensare.

Qui riporto qualche bella riga esclusivamente sul surf:


"..Non avrei saputo dirlo da ragazzo, ma più tardi ho capito cosa catturò la mia immaginazione quel giorno. La stranezza nel vedere degli uomini fare qualcosa di bello. Qualcosa senza senso ed elegante, anche se nessuno se ne interessava o stava a guardare..

..Per tutti quegli anni in cui io e Loonie surfammo insieme, essendoci appassionati sin da quella prima mattina al Point, non parlammo mai della questione della bellezza del surf. Eravamo amici ma c'erano argomenti di cui semplicemente non potevamo parlare. Non ci fu mai nessun dubbio in merito all'istintiva eccitazione del surfare, l'immensa scarica di adrenalina che provavamo volando giù da un'onda col vento nelle orecchie. Non sapevamo cosa fossero le endorfine ma capimmo subito quanto narcotica fosse quell'emozione, e quanto intossicante fosse; sin dal primo giorno ero drogato dal solo guardare. Parlavamo di bravura e coraggio e fortuna - condividevamo tutto questo, e col tempo avremmo pure surfato per sfidare la morte - ma per me c'era sempre il sentimento fuorilegge di stare a fare qualcosa di aggraziato, come se danzare sull'acqua fosse la cosa più coraggiosa e migliore che un uomo potesse fare..

.. Non dimenticherò mai la mia prima onda quella mattina. L'odore della paraffina, della salamoia e del peppy scrub. Il modo in cui la sommità dell'onda si alzò sotto di me come un corpo succhiato in aria. Come l'onda mi spinse avanti nel momento in cui balzai in piedi, scivolando col vento nelle orecchie. Mi piegai accanto al muro d'acqua e la tavola mi seguì come fosse parte nel mio corpo e della mia mente. Gli schizzi in aria. I miliardi di riflessi. Ricordo la figura solitaria che stava a guardare dalla spiaggia e per un attimo, mentre gli passavo accanto, il sorriso di Loonie; ero ubriaco. E nonostante abbia vissuto abbastanza da diventare vecchio ed abbia avuto i miei momenti di felicità per tutte le avventure vissute, continuo a paragonare ogni momento di gioia, ogni vittoria e ogni rivelazione, a quei pochi secondi di vita.."


19 June 2013

Una foto - A picture #2

Due linee orizzontali nell'acqua di Rainbow Bay, Coolangatta.


Two small waves at Rainbow Bay, Coolangatta. This pic is not retouched, by the way.. 



14 June 2013

Cambiamenti - Changes

Non vorrei esagerare ma un po' il surf mi sta' cambiando.

Mi costringe ad allenarmi durante la settimana, ed erano anni che vivevo in simbiosi col divano; mi costringe a guidare per ore, ed avevo sempre meno voglia di guidare per ore; mi fa svegliare la mattina anche quando potrei stare a letto per ore, e non succedeva mai; mi fa pensare a cosa mangio, quanto mangio, cosa e quanto bevo, specie il venerdì e sabato sera, e mai me ne ero preoccupato, specie il venerdì e il sabato sera; mi suggerisce di andare a letto presto, e mai mi sarebbe passato per la testa..

La prima volta che sono andato a surfare con la pioggia era estate ed avevo iniziato da due mesi scarsi. E mentre ci recavamo in spiaggia, mi chiedevo cosa ci stavamo andando a fare.
Poi quella mattina si era rivelata piacevole, con una fine pioggia che avevo reso il tutto molto insolito e diverso, nuovo, mentre in tre cercavamo di cavalcare senza successo delle minuscole onde monopolizzate da due tipi bravissimi..

La prima volta che sono entrato in acqua in inverno e' stato lo scorso giugno, con l'aria tersa e frizzante di Coolangatta, con la muta lunga, sotto un bellissimo sole e sopra bellissime onde trasparenti. E mentre mi recavo in spiaggia, mi chiedevo se non stavo esagerando e se non avessi poi avuto troppo freddo.

Lo scorso weekend sono andato a surfare sotto il diluvio, al freddo.
Per due volte il cielo era nero pesto, la pioggia grossa e ghiacciata, l'acqua grigia, opaca, e liscia come la seta. Non c'era vento. Sembrava un'animazione digitale. Una delle due volte sono uscito dall'acqua all'imbrunire ed ho finito per cambiarmi nel parcheggio, al buio, illuminato dai lampioni stradali, mentre gli altri andavano a casa con la tavola sotto il braccio.
Ma la cosa che ricorderò di più e' una immagine di dieci minuti prima, quando con la poca luce rimasta e le nuvole basse ed il diluvio, non si capiva più dove erano le onde, completamente confuse tra mare e cielo, senza orizzonte e senza colori. Un grigio liquido senza forma. Una visione quasi mistica. O fantascientifica. Ed io che mi chiedevo cosa aspettavano gli altri ad andare a casa e lasciarmi in pace.

Poi queste due sessioni non sono state granché. Sono arrugginito ed un po' fuori forma. Coolangatta non mi ha fatto regali. Avrà pensato che dovevo accontentarmi di quel grigio che non avevo mai visto prima. Beh, un po' si, mi è bastata quella visione.. Fino alla prossima uscita..



I think surfing is changing me, a bit at least.

It forces me to work out, while for years the couch was a great companion; it forces me to drive for long distances, while I'm less and less keen to stay behind the wheel; it wakes me up in the morning despite the warm much loved comfort of my bed; it makes me think about what and how much I eat and drink, specially on Friday and Saturday nights, while I never cared; it tells me to go to sleep, while I've always been a night owl.

The first time I went surfing while raining it was two months after I started. It was summer and I remember thinking where the hell are we going today? It turned out a very nice session even though I spent my time watching others catching all the small waves.

The first time I went surfing in winter was last year, in June. It was also the first time I went to the beach in winter with the idea of touching the water. Winter in Europe is much colder  than here, yes, but still it never crossed my mind before. I remember me thinking what am I doing, it's probably too cold, while getting ready. It turned out a very nice session, under beautiful sunshine with lot of fun.

Last weekend I went surfing during a cold, dark, ugly, rainy day. Twice.
One time I went back to the car park in the dark, changing back to my cloths under the street lamps, and cursing the other surfers for not leaving me alone not even for the very last wave of the day.

But I will remember this two sessions for the unusual and almost unrepeatable atmosphere: just before dark the sky was so dark, so low, so heavy it was touching the ocean, and the water, without wind, was glassy and completely grey as well. It seamed made with computer graphic. Then it became all the same colour: no horizon, no water, no sky, no waves. Just a grey world all around. I was trying to understand where the waves were and thinking oh my god, I need glasses.. But no, I was floating into greyness.

The sessions themselves were poor. Coolangatta didn't welcome me that much. It thought that that special greyness was enough for my senses. Well, yes.. It was different from everything I ever experienced. And it was enough. Till the next session..

03 June 2013

Bastonato - Bitten

È stato un errore di valutazione.
Anzi, l'errore è stato che non ho valutato per niente. 

Per la fretta sono andato a Coolangatta dove onde ad altezza spalle e la bassa marea hanno creato le condizioni per la peggiore uscita da mesi (onde tendenti al tubo).
Avendo visto tutta quella schiuma piu' le bombe che ogni tanto si presentavano ai surfisti avrei dovuto guidare sino a Byron Bay in cerca di un po di riparo dal mare.
Invece no.
I surfisti stessi mi hanno ingannato facendo sembrare facile governare quelle condizioni. 
 
Sono entrato ed ho passato il tempo a schivare le onde un po' troppo grandi, rimanendo di lato, in cerca dei miei cari scarti.
Poi è arrivata la solita onda assassina, che si è rotta molto prima delle altre e per tutta la lunghezza, senza lasciare varchi. Mi ha frullato un poco più del solito ma soprattutto mi ha trascinato nella zona di impatto di tutte le altre onde. Ed il mare ha cominciato a punirmi, una sberla dietro l'altra, senza sosta, e nel mentre mi spingeva sempre più in la, verso la riva e le roccie. 

Alla fine, senza fiato e senza forze sono riuscito ad arenarmi sulla sabbia giusto accanto alla prima roccia, rimediando comunque una bella grattugiata al piede sinistro.
Ho trascinato il long e me stesso sulla sabbia. 
Il long, questo oggetto immenso che vola sull'acqua ma che diventa una trappola se si lotta contro gli elementi.
Mi sono seduto a prendere letteralmente fiato e riflettere...

Pensavo che:
-Ho guidato per un'ora almeno e sono stato in acqua per venti minuti. Poi in un minuto sono passato dal galleggiare in attesa, a trascinarmi sulla sabbia con un taglio al piede. 

-Il morale sotto i tacchi. 

-21 giorni ad aspettare di tornare in acqua per farmi bastonare così. 

-Gli altri surfano e si divertono. 
 
-Per loro il divertimento inizia solo oltre il  metro di altezza. 
Quelle che per me sono belle onde per loro sono scherzi, e quelle che per loro sono onde per me sono mostri. 

-Sino all'altro giorno l'oceano l'ho visto solo sulle cartine geografiche e ora sono qua a fare la figura del minchione. 

-Avrei dovuto andare al riparo di Noosa e la giornata sarebbe stata completamente diversa. 

-Non devo mai sottovalutare le onde. 

-Anche altri sono seduti sulla spiaggia a guardare, con la tavola inerte sulla sabbia. 

-È bello anche guardare gli altri. 

-Oggi ho finito. Torno a casa e tento di non pensarci.
 
-Mi alleno per bene in palestra e il prossimo weekend...


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I made a mistake.

I didn't judge the conditions properly and I went to Coolangatta not to drive too much. But the waves were 1.3m and there was a low tide that made it all white water.
Despite considering driving further south to Byron, I went out, deceived by the evolutions the other surfers were doing.
I spent my time avoiding waves until the big one came. It dragged me along into the impact zone, and then the waves bit me with no mercy. In no time I found myself too close the the rocks below Greenmount and I fought against the Ocean to avoid a very bad end.
I dragged myself to the sand just beside the rocks, with a bleeding foot and no air in my lungs.

It has been the worst experience ever.

I sat on the sand and looked at the other surfers, enjoying themselves, and started thinking...

What is fun for me is nothing for real surfers, what is fun for them is too difficult for me.
I should have gone at least to Byron.
I've never seen the Ocean before and now I come here just to win the title of Looser of the decade. Who am I kidding?
In one minute I passed from being floating to being dragging myself out of the water.
Other surfers are sitting like me and just watching.
Watching is also fun.
My day is over. It's 5 hours to high tide and I don't believe it will be much easier. And my foot is bleeding.
I go home and I'll train better at the gym this week. 
And next weekend...

13 May 2013

Fallimento - Failure

È durato forse 30 minuti.

Parlo del mio tentativo di creare un leash di nuova generazione illustrato nel post precedente.

In una giornata autunnale pessima per tempo e onde, il piombino per canne da pesca è affondato senza neanche avvisarmi, lasciandomi a combattere con un leash che gridava vendetta per il mio tentativo si domarlo. Mi sono quindi legato le gambe ancora più del solito, in nuovi affascinanti modi. Fantastico. Ma potrebbe essere l' ultima volta.. credo infatti che l'azienda americana avrà i miei dollari..


It lasted 30mins.

I'm speaking about my DIY weighed leash.


The weight sunk without warnings leaving me fighting with a resentful leash which tangled me more then ever.
It was an horrible and cold day with small and horrible waves and I managed to yell at the leash just like Charlie Brown yells at the three.
I didn't enjoy the session much and now I'm seriously thinking to give my money to the Americans (see previous post).
I'm already waiting for the next session. I need waves.

08 May 2013

Esperimenti - Experiments

Questa volta tralascio la solita relazione sulla cavalcate del weekend per far conoscere al mondo ciò che la mia mente geniale ha inventato!

Ma prima devo spiegarvi il problema fantozziano.

Come ovvio la tavola da surf è legata al surfista tramite una cordicella - leash/guinzaglio- infilata in un buchetto della tavola e fissata con una strap alla caviglia del surfista.
Per qualche motivo che non comprendo per me il leash è sempre stato causa di grosso intralcio. Nonostante sia dotato di perni attorno ai quali la corda può ruotare senza attorcigliarsi, a me si attorciglia lo stesso ed in più ce l'ho sempre letteralmente tra i piedi, mentre galleggio. Ho poi una caviglia particolarmente fina e questo consente alla strap di girare intorno alla mia gamba peggiorando le cose. Se date una occhiata alla foto postata nel post "L'onda più bella" potete notare la comica posizione del leash: la corda punta verso l'interno dei piedi (posizione opposta a quella corretta) e fa un giro completo attorno all'altra gamba, impedendomi così di muoverla!
Spesso mi si lega nello stesso modo ma mentre sono fermo a galleggiare, così che non posso tirare su i piedi per sdraiarmi e remare. Per non parlare di come mi ritrovo dopo una caduta tra le onde: tutto legato e arrotolato come un insaccato.

Insomma, io non credo che Kelly Slater, che ha vinto 9 titoli mondiali, uno Schumacher del surf, abbia questo stesso problema..

Ma questa piaga che mi impedisce di dominare i 7 mari è ormai prossima alla fine. Ho trovato infatti una pubblicità di una ditta americana che produce leash muniti  di pesetto per farli affondare e non rompere le palle ai campioni come me. Ma io furbo non cadró nella trappola americana per farmi spendere tanti dollari: ne ho infatti appena speso uno solo per comprare un piombino per canne da pesca che ho prontamente annodato attorno al mio dannato leash.
Ecco la prova:





Funzionerà o lo perderò tra i flutti in men che non si dica? 
A presto la risposta..





This time I won't bother you about my last session, but I'll speak about my genius and my solution for a looser's problem.

My leash is driving me crazy. For some reason that I can't understand it tangles my legs at every opportunity, just like the tree that used to eat Charlie Brown's kite.
I fight with it endlessly and it seems I'm the only one with this problem. Sometimes it prevents me to lie down to catch a wave as my legs are tied up below the board, sometimes after a wipe out it turns all around me making me look like a sausage and then leaving me fighting for life in the impact zone, sometimes, and you can have a look at the funny pic that I posted on "My best wave so far", it goes around my other leg as I pop up preventing me to move (but not to smile!).
It's a pain.

So the other day I saw an ad where an american company is selling a leash with a weight for solving the problem. But I'm smarter than that: instead of ordering it online, and waiting, and spending big money, I went to a fishing shop and bought a weight for fishing lines for 1$. See the picture.

Will it work? Will I loose it in no time?
Stay tuned.. 

30 April 2013

Felicità - Happiness


After twentyone days of sad dryland, I finally went to Coolangatta to spend the day at the beach, and to surf.

It was a beautiful day with clear sky and even clearer water. Despite the forecast the waves were of a decent and rideable size.
I guess everybody was enjoying the session as there wasn't any competition for the line up and I've been able to catch some good ones for myself. But this time I've been chaotic, doing and trying whatever the moment was asking me. I had no nice rides but messy, funny ones. I wiped out dozens of times but it was just great.

My achievement of the day was that I've been able to turn the board left to right and left again, and I couldn't believe it myself.
I hope I won't wait six months to do it again! 
Since I started this blog I've found a more balanced me and I'm now able to try things out. It feels amazing and I hope that my brain is now gathering more info to come up with some nice easy move.. soon.. hopefully!

Oh guys, what a beautiful day! I came in because of exhaustion but then I enjoyed the sunset riding my bike along the beach. 
I love Coolangatta. 


 




Dopo ben ventun giorni di fila di impegni vari e triste ed estenuante lontananza dall'acqua sono finalmente tornato a Coolangatta.

Una giornata autunnale bellissima, col cielo terso ed il sole splendente e l'aria tiepida (25c) , proprio come una di quelle grandiose ed attese giornate primaverili italiane.
L' acqua era limpida e tiepida ed il sole rendeva trasparenti le onde che al contrario delle previsioni erano di quasi un metro di facile e cavalcabile energia.

Questa volta per via della bassa marea e della distribuzione della sabbia e chissà cos'altro, stavo quasi sotto al promontorio di Greenmount surfando verso la spiaggia di Coolangatta, se non confondo i nomi, invece di stare verso le roccie di Snapper. È un punto in cui l'acqua scorre fortissima verso e lungo la spiaggia, e stare in posizione, così come tornare in posizione, richiede un gran lavoro di braccia. Lavoro che dopo il poco esercizio delle ultime settimane mi ha letteralmente distrutto.
Però che bello!

C'era abbastanza gente in acqua ma erano tutti rilassati e non ho visto nessun atteggiamento competitivo tra i miei vicini. Ciò mi ha dato la sicurezza necessaria per mettermi nel punto migliore e dichiarare quindi 'mia' un onda di mia scelta ogni volta che ho voluto (rispettando comunque una sorta di ordine di 'lancio').

Non che abbia fatto faville, anzi. Questa volta non sono stato pulito e ordinato ma storto e arrembante. Alcune onde erano alte, ripide e di breve durata e non ho fatto altro che improvvisare movimenti dettati dal momento. 
Sono caduto tutte le volte insieme al rompersi dell'onda o poco prima, sempre a conclusione di un gesto impavido. Ho anche preso qualche colpo di troppo ma ogni volta sono rovinato giù col sorriso.

Tutto d'un tratto, più o meno da quando ho iniziato questo blog, ho trovato quell'equilibrio necessario per poter poi iniziare a fare qualcosa. E così ieri facevo passi avanti ed indietro, spingevo giù la tavola con le dita dei piedi oppure in su con i talloni (do' le spalle all'onda), buttavo il peso a dx o sx come in moto per inclinare la tavola e farla virare (cosa che ancora non mi viene) o provavo a stare dritto coi piedi in linea con la tavola guardando avanti, invece che nella solita posa.
Insomma pasticciavo e mi divertivo, oh se mi divertivo!
Tutte cose che il mio cervello immagazzina e che spero un giorno sia in grado di tirare fuori in una manovra sensata e bella.

Intanto ieri per la prima volta ho effettivamente girato la tavola di più di novanta gradi riuscendo ad andare a sx dopo essere andato a dx. Ed incredulo, poiché l'onda era moribonda e me lo permetteva, ho ri-girato a dx, e poi ancora a sx, estasiato. 
Non so come ho fatto. So solo che tutti dicono di guardare verso dove si vuole andare ed il corpo segue di conseguenza. Ed io guardavo di qua e di là, e mi muovevo magicamente. 
Spero di non aspettare troppo prima che il miracolo si ripeta.

Come qualche altra volta sono uscito per sfinimento.


Poi siccome avevo portato anche la bici, mi sono goduto il tramonto pedalando lungo la spiaggia. Bellissimo.
Amo Coolangatta.


07 April 2013

Sulle tavole - On surfboards

Ho accennato in precedenza a diversi tipi di tavola che funzionano in modo diverso, ma per chi non pratica questa attivita' la questione tavole puo' sembrare un tecnicismo noioso.

Invece le cose sono molto piu' semplici di quanto possa sembrare.

Considerando solamente gli ultimi 80 anni, possiamo dire che il surf moderno e' nato con i longboard, tavole da almeno -almeno- 12ft (4m) munite di una grande pinna sotto la coda con le quali i primi surfisti andavano quasi esclusivamente dritti verso la spiaggia.

Col tempo le tecniche di pilotaggio si sono affinate e negli anni '60, proprio in quel di Noosa, grazie ad un piccolo gruppo di giovani australiani visti da molti come perditempo, le tavole hanno cominciato ad essere accorciate e rese non piu' piatte ma un poco a banana, per poter permettere al surfista di muoverle piu' agevolmente.

Il processo di accorciamento delle tavole e' stato una vera e propria scoperta/rivoluzione, un po' come la scoperta degli alettoni per le macchine da corsa.
Il cambiamento non e' stato repentino ma costante negli anni e solo oggi ci si e' fermati sulla misura piu' o meno ottimale, da aggiustare in base al fisico del surfista, di 6ft (2m) circa.

Cosi' mentre un tempo si scivolava dritti verso la spiaggia, dopo una decina di anni si scivolava scorrendo lungo la faccia dell'onda, perpendicolari, per poi passare a muovere la tavola su e giu' in diagonale, poi avanti ed indietro, e negli ultimi tempi addirittura a volare sopra le onde.

Il processo di accorciamento iniziato alla fine degli anni '60 e' passato alla storia col nome di shortboard revolution, che ha poi permesso di coniare il nuovo -ora comune- termine going vertical, ossia mandare la tavola sulla faccia dell'onda dalla base sino alla cima, con una traiettoria effettivamente verticale, cosa un tempo impensabile.

Questa evoluzione dello sport ha pero' causato non pochi problemi ai surfisti della domenica, i comuni mortali, che spinti dalle riviste specializzate e dalle campagne pubblicitarie, si sono trovati a comprare e cavalcare anche loro tavole sempre piu' piccole e quasi impossibili da utilizzare.   
Quasi impossibili perche' gli shortboard non hanno una superficie tale a contatto con l'acqua che possa farle scivolare sulle onde. Se usate di piatto sull'acqua tendono ad affondare sotto il peso del surfista ed a fermarsi. 
Devono essere usate come degli scii, sempre inclinate dentro l'acqua, da un lato o dall'altro, su pareti quasi esclusivamente verticali. Cioe' sotto un' onda che ti sta per divorare.  

Questa frustrazione, ignorata dall'industria per molto tempo, ha portato la gente comune a partire dagli anni '80 a rispolverare di spontanea volonta' le vecchie enormi tavole abbandonate nei garage, per poter surfare di piu', con piu' calma e piu' facilmente.

E' stato allora che e' nata la distinzione e nelle spiagge si sono visti contemporaneamente due tipi di surfisti, due tipi di tavole, due tipi di stili diametralmente opposti: gli shortboard ed i longboard.
E solo allora l'industria, quasi esclusivamente artigianale, si e' accorta della necessita' di servire il grande pubblico, che se ne infischia delle ultime novita' cavalcate dai campioni del mondo. 

Negli ultimi anni poi sono venuti fuori tutti i tipi di ibridi possibili ed oggi la gamma di tavole a disposizione e' enorme e cio' rende anche difficile per un novizio scegliere cosa comprare.

Per quanto mi riguarda inizialmente pensavo di non volere una tavola troppo lunga perche' mi avrebbe impedito di compiere meravigliose evoluzioni. Fortunatamente alcuni amici hanno insistito sulla necessita' di iniziare con qualcosa di grande e facile, altrimenti avrei comprato una tavola che mi avrebbe fatto sentire incapace e avrei probabilmente abbandonato l'attivita'.

"Grande e facile" poi e' tutto dire.
Imparare a surfare e' come imparare ad andare in bici, o sui pattini, avendo -letteralmente- circa 3 secondi di tempo ogni 2 settimane, e contemporaneamente finire la giornata e sentirsi come aver appena concluso una maratona.  
Io stesso non so come ho fatto ad insistere.

Oggi con uno shortboard si vola letteralmente..
Today you can literally fly with a shortboard..



Con un longboard invece si scivola sulle onde, e si cammina..
With a longboard instead, you glide and walk..



..sin sopra al muso.
..up to the nose.



Al di la' del fatto che non riusciro' mai a volare in aria con uno shortboard, l'euforica sensazione di scivolare sull'onda col longboard mi pare si sposi meglio con la delicata magia del momento.




I'm writing this just for those who don't know much about surfing.

At the beginning of the modern era of surfing, surfboards where huge (12ft or more) and basically ridden straight to shore.
Only in the '50s PU came available and people in USA started using it to make boards instead of wood. With this boards and the aid of a big ugly fin, surfers begun to surf sideways to the wave, and trim and turn the board.
In the late '60s, and particularly in Noosa first, then Gold Coast and Sydney region it became clear that with a less long board with a slightly banana shape it'd be easier to properly ride a wave performing manoeuvres on its face.
They started to shorten the boards and experimenting with them. It then became known as the 'shortboard revolution' and the process kept going until recently, when it became clear that 6ft was sort of the limit, adjusting it according to the rider body. 

With a shorter board surfers where able to put the board where it was not possible before, and performing unbelievable manoeuvres, like going vertical first, and going aerial today.

But the problem was that the surf industry followed the trend, selling smaller and smaller boards to the common occasional surfers, who, little by little, found them impossible to ride. So much so that in the '80s, in order to find again the lost fun of surfing, people started to take out the old falling apart longboards from the sheds and using them, despite they were out of fashion. It was then, that surfing kind of split in two categories, with two different styles: shortboarding and longboarding.  

Industry then followed and today it's finally possible to find every sort of hybrid in the shops.  

When I started surfing I didn't want to have a longboard fearing that it'd possibly stop me from performing beautiful tricks. How naive I was! Luckily I had some friends who insisted about the necessity to have something big and easy to start with. If it wasn't for them, I'd probably gave it up very soon.
A shortboard is not made for gliding on the surface of the water, but for carving and cutting the water endlessly. Possibly vertical water. That means being just under a wall of water crushing upon you. Way to difficult for someone like me.
"Big and easy" then.. Learning how to surf is like learning to skate with 3secs on hand every two weeks, and at the same time feeling tired as you just run a marathon.

I don't know if it's because I'll never be able to ride a shortboard, but I now think that the longboard style better suits the delicate magic of surfing.   

03 April 2013

L'onda piu' bella - My best wave so far

L'onda piu' bella che ho cavalcato non e' stata registrata.

Durante questo lungo weekend pasquale sono riuscito a surfare due volte azzeccando, grazie ai siti dedicati, le giornate in cui recarmi al mare.

Venerdi' sono andato ancora una volta a Noosa.
Era strapieno di gente e la luna piena ha fatto si' che la bassa marea fosse molto bassa. Cosa che in concomitanza con qualche altro fattore che ignoro ha reso le onde, gia' piccole, un poco difficili da cavalcare: molto brevi e ripide. La folla poi non mi ha aiutato.
Una bella giornata senza infamia e senza lode.

Lunedi' finalmente sono tornato a Coolangatta. Aah Coolangatta!
Mia croce e delizia!

Acqua sempre cristallina, pesci che saltano intorno, tartarughe marine, delfini, uccelli che planano sulla testa dei bagnanti, sabbia bianca, prato curato, parcheggio quasi facile, fast food e ristoranti e negozi, onde!

Questa volta c'era poco meno di un metro. Esattamente cio' di cui ho bisogno. Per riferimento guardate la foto messa nel post "Una foto". Quella e' scattata a Noosa. Le onde di Cooly sono diverse, ma questa volta erano molto simili.

Ho fatto miracoli per essere in acqua -in acqua- alle otto e trenta del mattino, eppure non e' bastato per evitare una folla oceanica.
Ma con mia sorpresa su cento surfisti, quindici erano bravi ed il resto erano schiappe come me: surfisti della domenica. I piu' bravi se ne stavano il piu' avanti possibile, praticamente accanto alle rocce di Snapper, il punto dove avvengono le gare ufficiali. Tutti gli altri erano sparpagliati alla rinfusa da li' al promontorio di Greenmount.
Le onde arrivavano in tre punti diversi e scollegati tra loro: a Snapper, a meta' strada e sotto Greenmount. 
Io dopo una mezzora di remate avanti ed indietro per cercare un posto decente tra la folla, ho trovato casa proprio a meta', accanto ad un gruppo di ragazzini alle prime armi (vedi ubicazione sotto).
Non so come sia stato possibile, ma ho preso decine di onde senza che nessuno o quasi venisse a fregarmi il posto. Incredibile. In piu', essendo un poco piu' bravo delle schiappe che mi circondavano, queste tendevano a lasciarmi strada, come spesso devo fare io con gli altri.
Insomma, senza nessun preavviso ho avuto una sessione epica!
Mi sono logorato a forza di remare per tornare in posizione e mi sono fermato solo per sfinimento.

Queste giornate sono le migliori perche' solo la ripetizione ravvicinata degli stessi movimenti e tentativi ti permette di accumulare esperienza veramente utile.

L'onda migliore del titolo non l'ho registrata. E' durata molto e l'ho spesa andando su e giu' lungo la faccia. Su e giu' per non so quante volte. Giocavo. Andavo su sino alla cima e poi prima di perderla riscendevo giu' a gran velocita'. Incredulo io stesso.

Ne ho preso tantissime ed ho surfato bene.
Non ho provato a fare virate strette, il mio obiettivo, inebriato com'ero da quelle cavalcate, ma il mio equilibrio ne ha giovato e ringrazia.

Posto una foto indicativa..




Thanks to the Easter break I had the chance to surf twice in four days.

First I went once again to Noosa where a very low tide and a huge crowd made it quite difficult to have noticeable rides.

Then I finally went back to Coolangatta, my love and my punishment. 

The swell was just under a meter in a beautiful sunny day, and the crowd was enormous.
But after a bit of paddling around I found my place just at midway between Snapper and Greenmount, besides a group of young beginners and just where the waves returned to life after a first show at Snapper.
All the good surfers where in fact at Snapper, and for some reason nobody (nobody good) came to steal my spot so that, like a miracle, I had dozens of waves for myself!
I couldn't believe it myself.

I'm speaking about small but nice waves. The pic I posted on the post titled "A picture" is a good example of what I love and need to ride at this stage. And what I found at Cooly this time.

But my best wave so far went un-recorded. 
It was a long one, where I played up and down the face like never before. It was amazing. The best thing is that I had plenty of waves to practise. I didn't try to carve properly because I was so stocked I just forgot it all. But it doesn't matter.

I recorded a dozen other waves.
I now leave you with a picture that says it all..


..and there's something in this pic that tells you what a kook I still am..
..e c'e' un particolare fantozziano che la dice lunga.. 

25 March 2013

Lettura del giorno - Today readings

Colpa della mia dipendenza da surf, anche domenica mi sono sparato 150km per andare a surfare piccole, orribili e confuse onde in quel di Noosa.

Ma vi risparmio il noioso resoconto di questa sessione strappata ad un mare non molto collaborativo, per postarvi invece alcune considerazioni sul surf che ho trovato in rete.
Sono scritte da tale D. Rushkoff nel libro Playing the future, e suoi sono tutti i diritti.

Secondo me e' un chiaro esempio di pippa mentale esagerata, ma vi ho trovato alcune frasi che condivido. Ne riporto quindi una parte, sottolineando solo quello che mi e' piaciuto:


Il surf è una meditazione dinamica dipendente dall’abilità di chi la pratica di coniugare intenzione con sensibilità, volontà con passività.

In questo senso l’esperto raggiunge il perfetto equilibrio tra l’ego e l’universo, e per fare questo si immerge intenzionalmente in un soverchiante caotico sistema. Decisamente emozionante.

Tutti coloro che hanno cercato di costruire un castello di sabbia o una casa a Malibù sanno di non potersi aspettare che durino molto. L’oceano è una struttura dinamica che non ha molto riguardo per le strutture che noi gli imponiamo. I surfisti, tra i primi veri figli del caos, da sempre apprezzano la natura caotica delle onde che cavalcano.
L’intima relazione con un sistema dinamico complesso come l’oceano porta a uno stile di vita roll-with-the-punches e ad una visione spirituale postlinear. Anche se per certi versi incompleta come filosofia sociale, la cultura del surf e le sottoculture che ne derivano sono tra i primi a chiamare casa il caos.
Andate in un negozio di surf o sfogliatene una rivista sarete immediatamente colpiti dalle immagini su T-shirts, tavole da surf e decalcomanie. Vi è un’abbondanza di Yin-yang, foto dettagliate delle onde, e immagini di frattali. Questa è una cultura basata   sul pattern delle onde dell’oceano ed imparare a navigare quel pattern è: sia un’impresa a cui dedicare tutta la vita sia una volata fenomenale. Il simbolo taoista yin-yang è un emblema naturale per i surfisti. Non solo perché un’onda dell’oceano vista di lato o dall’interno (come solo i surfisti possono vederla) assomiglia fisicamente all’immagine yin-yang ma il ciclico corso della natura che il simbolo suggerisce serve alla sottintesa filosofia del surf.
Ci sarà sempre un’altra onda, un’altra marea, un altro giorno, un’altra stagione. Un surfista dovrebbe essere quotato sia da una scivolata fallimentare sia da una scivolata   brillante e gli altri surfisti dovrebbero avere rispetto per entrambi gli esisti. Nessun giudizio. Anche l’equilibrio degli opposti rappresentato dal simbolo yin-yang è incorporato in questo sport-che-non-è-uno-sport. Il surfista professionale, quasi un ossimoro, compete vigorosamente per il podio più alto e enormi guadagni, ma lo fa con un rilassamento zen che lo porta all’apprezzamento dei fenomeni ondosi del momento.






Because of my addiction last Sunday I ended up going again to Noosa, trying to surf horrible and messy waves.

But instead of bothering you with that, I'm posting something that I found browsing the web, from a guy by the name of D. Rushkoff in his book Playing the future.

It's probably too brainy, but you may find it interesting. I underlined the few sentences that I like. Forgive my translation and.. here we go:


Surfing is a dynamic form of meditation which depends on the ability of the surfer to combine intention with sensibility, willingness and passiveness.

So that the expert reaches the perfect balance between himself and the universe, doing so by diving into a chaotic system.
Surfers always have been truly sons of chaos and always have been able to appreciate the chaotic nature of the waves.
The close relationship with the ocean complex system generates a roll with the punches life-style and a post linear spiritual vision. Even though the surf philosophy is an uncompleted social philosophy, the surf culture is the first to call chaos home.
This is a culture based on the pattern of the ocean and to learn to navigate that pattern is both a remarkable life long undertaking and a fantastic rush.
The Yin Yang symbol is a natural flag for surfers because of both the resemblance to the wave and the natural cycle of nature that mirrors the surfing philosophy.
There always will be another wave, another tide, another day, another season.
A surfer should be appreciated for both a perfect ride or a wipe out in the same way. No judgement. Also the balance of the opposite is caputured by the Tao symbol.

The professional surfer competes vigorously for the podium but he does that with a Zen relaxation which allows him to appreciate the ocean movement.  

21 March 2013

A Moreton Island - To Moreton Island

Lo scorso weekend siamo stati a Moreton Island ed è stata l' occasione per surfare il lato Nord dell' isola, anch'esso propiziato dal solito swell (mareggiata) da SE.
Le onde non erano particolarmente grandi né belle. Passavano quasi di traverso davanti alla spiaggia e si srotolavano con calma.

È stata un'esperienza bella e terrificante.

Bella perché per la prima volta ho surfato in un luogo desolato, bellissimo e lontano dalla folla. Chilometri di spiaggia vuota, abbagliata dal sole e battuta da tranquille onde verdi e cristalline. Solo io e S. in acqua a goderle.

Terrificante perché solo io ed S. eravamo in acqua a goderle, ed il luogo è noto per il pullulare di squali.

Inizialmente sono stato nel primo metro d'acqua, dalla riva intendo. Poi ho dovuto aggiungere per forza qualche altro metro. Poi S. è andato più in fondo a prendere le onde dove iniziavano ad alzarsi, ed ho dovuto seguirlo. Poi la marea è cambiata, le onde son sparite, e siamo dovuti andare all' angolo della spiaggia, accanto alle roccie di un minuscolo capo.
Il terrore a quel punto è passato magicamente perché l'acqua era molto più bassa di quel che pensassi ed inoltre abbiamo contribuito a creare una folla di 4 persone. A quel punto avevo solo il 25% del probabilità di.. molto rassicurante!

L'acqua era fantastica e in quel punto siamo riusciti a prendere nuovamente qualche bella onda. Abbiamo lasciato agli altri due più esperti la precedenza sulle onde più grandi, e noi ci siamo goduti il resto. Senza fretta, senza competere con nessuno, senza nessun pensiero.
Ho surfato bene, ma senza grandi momenti. S. invece ne ha preso una che sarà durata quasi un minuto. Un'eternità! Si è fatto sempre più piccolo in lontananza e non si fermava più. Quella vista mi ha gasato e ho gioito con lui da lontano.

Sono state due ore stupende.




Last weekend we went to Moreton Island.


With the help of the usual swell from SE, I've been able to surf the north end of the island, and for the first time in my life I felt like I was on a surf trip, discovering new places away from the crowd.

It was amazing and terrifying at the same time.


Amazing because of the scenario, the christal clear water, the loneliness, the waves all for us.

Terrifying because of the enormous amounts of sharks that live in the area.


I started very cautious, and then I had to push my fear to catch more and better waves. I'm not proud of that. I just couldn't help it. 

After a while we moved to the north end of the beach where we created a crowd of four people.
Some very good guys were catching a lot of good waves, but we waited our turn without hurry, and we enjoyed the moment like not many other times. 
It was just fantastic.



I didn't have a particular great wave or move this time. But I'll remember it as one of the most beautiful session I had so far, anyway.

S. caught a very long one, a never ending ride. That was unbelievable! It was such a long ride that I got excited myself, and I screamed at him from far, far away, in that empty, glorious beach.




From the car, then I didn't have time for other pics.. check out the map position down here where it says 'ubicazione'
Dalla macchina, dopodiche' non ho fatto altre foto.. se volete controllate la posizione qua sotto, in 'ubicazione'

14 March 2013

Una foto - A picture

Bellissima coincidenza.

Sulla rivista gratuita di surf alla quale sono abbonato, e della quale dovrei parlare un pochino, c'e' una foto di una ragazza che surfa al National Park a Noosa!
Esattamente dove ho avuto i miei quindici minuti di gloria di cui ho parlato nel precedente post. Ed esattamente lo stesso tipo e grandezza d'onda.

La ragazza della foto e' pure mancina come me, e quindi sta dando la schiena all'onda.
Ma la sua postura rivela un controllo che io ancora mi sogno.
In ogni caso e' bello poter mostrare esattamente di cosa stessi parlando!

 Photo: Hamish Laing


Inoltre sta usando, ovviamente, un longboard, come la mia tavola. E quindi posso anche facilmente farvi vedere come la tipa sia posizionata sulla coda del surf. Cosa di cui andavo parlando nei post precedenti.

Con la mano impone alla tavola di lottare contro l'acqua che la vuole fare adagiare sulla superficie e poi rotolare rovinosamente (io sarei ovviamente caduto) e una volta superata questa fase, ed il fotografo, sicuramente si alzera' in piedi e fara' almeno un passo in avanti per mettersi sull' effettivo punto di equilibrio della tavola.

In ogni caso, ad oggi, questa e' la grandezza d'onda ideale per me.
E non ditemi che e' piccola!








Beautiful coincidence.
On a free surfing magazine to which I subscribed, and of which I should talk later, there 's a picture of a girl who surfs the National Park in Noosa! Exactly where I had my fifteen minutes of fame that I mentioned in the previous post. And exactly the same type and size of the wave. Also, she’s  left-handed like me, and so she is giving her back to the wave. But her posture reveals a control that I am still dreaming about.

Whatever the case, it's nice to be able to show you exactly what I was talking about!

She has, of course, a longboard as mine. So that I can easily show you how the girl is positioned on the tail of the board. After the shot, I’m sure she stood up and made a few steps forward to get on the actual balance point of the board.
Anyway, that’s just the ideal wave size for me.
Don’t tell me it’s small, please!