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13 April 2026

Lombok Surfing - review

I've been to Lombok, south coast, near Kuta, for a surf vacation.
Here's my two cents.

The places are beautiful but plagued with poverty, plastic and trash. The locals burn the trash and often the air is stingy and unhealthy, depending on the wind direction.
I'm not accusing anyone here.
The locals are victim of the white colonialism that lasted for centuries, and now are coping with the effect of consumerism and capitalism and globalisation, that again are all products of western countries.

Following the sad Bali example, the locals have now created a sort of underground, unregulated economy that rotates around the surf tourism.
You can find a decent range (considering the location) of surfboards to hire pretty much everywhere, and at the beach  you can also find a boat ride, food, drinks, beach umbrella, deckchairs, photos and drone images.
All cheap, all easy, all without any liability paper of insurance cover, mind you.

Now this creates a problem that drove me insane.

Since the island is now the target of young wanna-be-influencers, there are hundreds of people who wants to try surfing at any given moment. And they don't have a clue of what they are doing. How can they?
Only, the locals take them on the boats and bring them to surf spots that normally would be unreachable by these smartphone users.
Not only that, they get pushed into waves that I wasn't able to get for probably my first whole year of paddling, or more.
And so you see some amazing, clean easy 1.5m wave coming for you, but you are surrounded by two dozen people all getting pushed into it, and then smashed one way or the other, leaving you with no option than going straight while avoiding surfboards and bodies.

I managed to score waves away from the main breaks, finding my personal spot, or when the crowd was less intense. 
I didn't see a bigger break called Geropuk outside, and I believe that should not have any beginners, even tough I wouldn't be on it.

Generally the waves I saw are easy, fat and rolling, perfect for longboarding and really a lot of fun.

A spot for shortboarders is Seger Beach. We saw locals doing some nice hardcore manoeuvres over there, away from the silly beginners business. To note that it's a short ride compare to other spots.

The best one, but also the most impacted by clueless people, is Tanjung Aan beach.

It's a beautiful closed bay, with a round reef in the middle.
The wave comes up and shapes up as crescent moon, taller in the middle. You could start in the middle and pick your favourite side, or start from the sides toward the middle. Either way, you will cut back and walk on the deck fifty times before it's over.

I would love to see it bigger that 1.5 and without the clueless crowd. 

Overall, Lombok seems to be a perfect location for longboarders, less for shortboarders.
But many spots are infested but hordes of complete beginners that get pushed into waves they shouldn't face.


Complete chaos at Tanjung Aan

Sono stato a Lombok, sulla costa sud, vicino a Kuta, per una vacanza surf.

I posti sono bellissimi, ma afflitti da povertà, plastica e rifiuti. I locali bruciano la spazzatura e spesso l’aria è pungente e poco salutare, a seconda della direzione del vento.

Non sto accusando nessuno.

I locali sono vittime del colonialismo bianco durato secoli e ora stanno facendo i conti con gli effetti di consumismo, capitalismo e globalizzazione, che sono anch’essi prodotti dei paesi occidentali.

Seguendo il triste esempio di Bali, i locali hanno creato una sorta di economia sommersa e non regolamentata che ruota attorno al turismo surfistico.
Puoi trovare una discreta gamma (considerata la posizione) di tavole da surf da noleggiare praticamente ovunque, e in spiaggia trovi anche passaggi in barca, cibo, bevande, ombrelloni, lettini, foto e riprese con drone.
Tutto economico, tutto facile, tutto senza alcuna responsabilità legale o copertura assicurativa, sia chiaro.

Questo però crea un problema che mi ha fatto impazzire.

Dato che l’isola è diventata una meta per giovani aspiranti influencer, ci sono centinaia di persone che vogliono provare a surfare in qualsiasi momento. E non hanno la minima idea di quello che stanno facendo. Come potrebbero?
Solo che i locali li portano in barca e li accompagnano su spot che normalmente sarebbero irraggiungibili per questi utenti da smartphone.
Non solo: li spingono sulle onde che io non riuscivo a prendere nemmeno nel mio primo anno intero di surf, o forse più.

Così ti ritrovi un’onda perfetta, pulita, facile, di un metro e mezzo che arriva verso di te, ma sei circondato da due dozzine di persone che non hanno idea di quel che deve succedere e vengono spinte, per poi cadere da una parte o dall’altra, lasciandoti come unica opzione quella di andare dritto evitando tavole e corpi.


Sono riuscito a prendere qualche onda lontano dai picchi principali, trovando il mio spot personale o quando la folla era meno intensa.

Non ho visto uno spot più grande chiamato Geropuk Outside, e credo che non dovrebbe avere principianti, anche se non ci scommetterei.

In generale, le onde che ho visto sono facili, piene e morbide, perfette per il longboard e davvero molto divertenti.

Uno spot per shortboard è Seger Beach. Lì abbiamo visto locali fare manovre serie, lontano dal caos dei principianti. Da notare che è un'onda relativamente corta rispetto ad altri spot.

Il migliore, ma anche il più colpito dalla presenza di persone inesperte, è Tanjung Aan.

È una splendida baia chiusa, con una barriera corallina circolare al centro.
L’onda arriva e prende forma come una mezzaluna, più alta al centro. Puoi partire dal centro e scegliere il lato che preferisci, oppure partire dai lati verso il centro. In ogni caso, farai cutback e camminerai sulla tavola cinquanta volte prima che finisca.

Mi piacerebbe vederlo più grande di 1,5 metri e senza la folla di inesperti.

Nel complesso, Lombok sembra una destinazione perfetta per i longboarder, meno per gli shortboarder.

Ma molti spot sono infestati da orde di principianti assoluti che vengono spinti su onde che non dovrebbero affrontare.



13 November 2023

62?

I was at the pool, making laps as usual.

The place getting busier by the week, as warmer and warmer evening come to us.

Anyway, when I was done and ready to go, this guy in the other lane asked me what I was doing with my bodyboard. When I told him I was doing surfing paddling training he was interested and told me he was a surfer too. Tall, big, blond, older than me, with a thick American accent, I thought he could have been Leroy from Big Wednesday.

He told me he was 62, from California, and getting back into surfing after a 10 years hiatus.

But he was struggling with the pop up: too slow, he said, and weak legs, no power.

I suggested push ups, squats and burpees during the week, but he was not so enthusiastic at the idea. Probably he was more about talking about stuff than actioning stuff. You know? But that's ok.

Later that evening I thought about that number: 62.

I wonder in what shape I will be at that age.

62 is not much, considering the people I see among the waves. But nothing is granted. Will I be able to keep it up? I don't know.

I just know that I can't stop. And so I keep driving to the cost every time I can. Trying to surf as much as I can. And the gym, and swimming. It takes time and endless planning, and juggling with other stuff. Without it, I could do more and different things, and be less tired and so on and so forth. 

But the number of times that I could be surfing is a finite number. And it's diminishing. 

And I didn't find anything that is as good as surfing a good wave. The water, the sun, the adrenaline, the joy. I just must keep going until I can.  

Bloody 62.




Nuotavo in piscina come al solito.

L'arrivo del caldo ha fatto aumentare il numero degli utenti, come succede tutti gli anni, ed ho passato gran parte del tempo ad inseguire ed essere inseguito da altri nuovatore/trici.

Di solito pero', siccome gli australiani sono australiani, la maggior parte della gente sparisce intorno alle 19, lasciandomi l'ultima mezz'ora piu' o meno in pace.

Ieri invece, conclusa l'ultima vasca, c'era ancora un tizio nella corsia accanto, alto,  e biondo, che mi ha rivolto la parola. Voleva sapere cosa stessi facendo a cavallo della mia tavoletta "bodybord" di polistirolo e plastica. Gli ho risposto che era il modo migliore per allanere le spalle ed il collo per la posizione tutta particolare sulla tavola da surf. Ed e' venuto fuori che era un surfista anche lui. Californiano, con accento da film e il suo aspetto generale, poteva essere benissimo Leroy, il surfista pazzo di Un mercoledi' da leoni. 

E' venuto fuori che era dieci anni che non surfava ed adesso che ci si stava nuovamene dedicando aveva difficolta' col pop-up, l'atto del saltare sui piedi, il momento piu' critico della serfata. Aveva, ed ha, 62 anni. Quando gli ho detto la mia eta' mi ha trattato come fossi un ragazzino. Io gli ho consigliato di darsi agli squat e burpies in palestra e magari usare una tavola piu' lunga e stabile.

Non sembrava molto entusiasta all'idea di allenarsi in palestra. Ed ho quindi pensato che avesse poche speranze di migliorare.

Ma soprattutto, piu' tardi, un pensiero mi e' vebuto in testa: ed io?

62 anni non e' molto, considernado le persone che vedo in acqua normalmente.

Ma ce la faro' io a tenermi in una forma accettabile?

Non ne ho idea.

L'unica cosa che posso fare e insistere. Continuare a viaggiare tutte le volte che e' buono, e la palestra, e la piscina. Senza il surf avrei molto piu' tempo per fare e pensare ad altre cose. E meno acido lattico in circolo e magari anche dormire meglio.

Ma il numero di volte che andro' ancora a surfare e' un numero finito, che si assottiglia. 

E non ho trovato nulla che mi dia le emozioni che mi da il surf: il sole, l'acqua, l'adrenalina, la soddisfazione, il divertimento, la gioia. 

Posso solo continuare.

Maledetto 62.



10 August 2023

The cut-back/stall

I never liked the old 60s' style cut-back, the manoeuvre they did (and still used today) to set up the nose riding.

Being a motorsport enthusiast, I can't help but prefer big, precise carving turns, where fluidity reigns and gives you the speed for the next move, just like a car dancing around a race track.

On the contrary, the old style cut-back is basically a stall manoeuvre. It stops the flow; it never really makes you go somewhere else. It's just a waiting game. A bit ugly waiting game.

But since I decided to learn nose riding, I had some eureka moments, and without even thinking about it, that cut-back came into my own little realm.

I've been surprised by it. I don't like it, but I understand it better now.

Slowing moving forward, as usual.



A very rare video of myself



Non mi e' mai piaciuto vedere, nei video anni 60, il cutback che facevano per impostare il nose riding. Una vitata che non e' una virata, alzando il muso e fermando l'azione in attesa che l'onda crei l'occasione giusta.

Essendo un appassionato di guida e motorsport, ho sempre ammirato la fluidita' e le virate ampie, precise, funzionali alla prossima mossa, come la danza delle traiettorie di un auto -o moto- in una pista. 

Da quando pero' mi son messo in testa di imparare il nose riding, mi si sono accese le lampadine, ed ecco che ultimamente, alla ricerca della tempistica giusta, senza neanche volerlo, ho cominciato a produrre dei cutback/stallo come quelli dei vecchi filmati.

(vabbe', "come quelli dei vecchi filmati" si far per dire, sono orribile, ma il senso di quello che faccio e' quello)

E niente, non mi piace, ma dopo tanti anni l'ho capito.

Si va avanti, piano piano.


05 June 2023

A lot of trial and a bit of luck

 A weird season.

May has delivered more waves than Feb/March, which is supposed to be the best part of the year, and that's when the pros come for their competitions.

So I've been fairly constant driving down the coast, but I got a never ending series of grey, windy days, too small or to big waves and little joy.

Until mid May, when, with a bit of time off, I could get 2 glorious, sunny days, with a good, small, consistent swell. I had the time to try many times the cutback to set up a proper nose riding.

While walking on the board ceased to be an issue some times ago, getting the time and the position right is another story.

Sometimes you are turning too much. sometimes you slow down too much, sometimes you rush too much..

But I'm happy about my brain putting together the clues and having a certain amount of understanding of the steps needed for a proper nose riding.

I'm also proud of myself because for the last couple of years I've been surfing always alone. Some of my friends gave up, some when interstate, some added a sail to the fun. So, I never exchange ideas on what's happening. It's always me and myself, looking at YouTube, looking at other surfers, and trying to make sense of it.

Also, a bit of happiness comes from the picture below. That's me, standing up on the nose. It's real. :) 



The days I love - Click to enlarge


Click to enlarge


Mesi strani.

Ha fatto piu' onde a maggio che a febbraio/marzo, storicamente il momento migliore per questa costa, ed anche il periodo delle gare internazionali.

In ogni caso sono riuscito ad essere relativamente costante con le mie trasferte, anche se per la maggior parte non esaltanti, e piagate da vento, nuvole e pioggia. Grazie pero' ad un po' di ferie, ho beccato almeno 2 giornate infrasettimanali gloriose, per tempo atmoferico e onde (piccole, belle, costanti, tante).

Il mio lentissimo progresso ha dunque -e finalmente- ringraziato, potendo provare sotto al sole autunnale il segreto del nose riding.

Camminare sulla tavola non e' piu' un problema. Nei giorni buoni sono in grado di manovrare e fare avanti ed indietro in scioltezza, alternando entramebe le direzioni sulla stessa onda. Il segreto sta invece nel posizionarsi la' dove serve per poter stare veramente sul muso. Significa quansi sempre fare un cutback per aspettare il picco dell'onda e' mettere la tavola nel punto critico. Ma poiche' ogni onda e' diversa, il momento il cui rimandi la tavola sulla parete, avendo perso velocita', e' molto critico. Alle volte giri troppo, alle volte sbagli i tempi, alle volte devi correre in avanti... Son pero' felice di aver potuto provare decine di volte e di aver interiorizzato almeno la serie di steps da fare in determinate occasioni.

Mi muovo sempre in una realta' in cui passo da quasi competente a Fantozzi in un battito di ciglia. Ma ecco, nel momento giusto, non me la cavo male.

Questi ultimi progressi accadono poi in un periodo, ormai gia' prolungato, in cui in acqua surfo da solo. C'e' chi ha rinunciato, chi si e' traferito altrove, chi ha cambiato sport aggiungendo la vela... Non ho dunque mai modo di scambiare idee e valutazioni, e soprattutto ricevere consigli da qualcuno che mi vede e capisce. I video su youtube e la gente intorno a me in acqua sono l'unico mezzo che ho per mettere insieme i pezzi del puzzle, nella mia testa, in silenzio, per cosi' dire.

E' comunque accaduto un piccolo miracolo: una mia immagine, fatta col cellulare, mentre sono sulla punta, nose riding. Not bad!


21 December 2022

The Dickhead

Summer. Sunday morning. School holidays. 6 days to Christmas. 

Beaches are packet. The water is beautiful and hundreds of people float on all sort of surfboard waiting for waves.

The surf is small and lazy, with the odd shoulder-high set every now and then.

People are relaxed. They chat in little groups. Two, three or four surfers paddle for each wave. Most of the time they can't catch them, someone falls, and rarely 2 persons share one wave with no drama.

All is good, a nice morning of fun on a busy summer day is unfolding.

Until the dickhead arrives.

I first hear him (because of course is a guy) shouting while surfing. We are 4 on a wave and I'm counting on the others to just fall off. But someone is shouting. It's not even the classic Australian "oi", so I'm not even sure of what's happening but whatever, I bail and go about my business.

Some time later a couple of nice waves arrive. I catch one and when I start to paddle back I see one guy and a girl on the next one. The guy has priority, but the girl is 5m far from him and a section is closing the guy's path. I can tell from his posture that he's not good and he won't be able to surf arond the white water. Nevertheless, he has been screaming something all the while. Instead of surfing, he's just hanging on the wave and screaming to others. The scene is pathetic.

The girl bail and he fall off 2 seconds later, as predicted.

I can't believe it.

I watch him paddling back and he has the arrogance to lecture the girl, who, by the way, is a better surfer. They argue a bit. The girl moves away from him while he then makes further comments to his mate. 

At this point, I'm a couple of meters from him and he cross eyes with me. I'm disgusted and I can't resist.

So I tell him: "What are you doing? Don't shout at people. It's a busy day and you are the only one shouting. Stop that".

"Yes, but that was my wave man. People have to learn" (or something like that) he replies.

"Man, look around. We are 200 people here. It's Sunday morning, it's busy, people are having fun, nobody is arguing with anyone, and you are the one shouting for these silly little wave. Just stop it."

"Yea, I know, it's busy, but when you paddle first and you see the others going for your wave... "

At this point a wave is coming and he has the chance to cut short the exchange.

He goes and I stay there. I look at the girl who is looking at me. She's a bit far so I can't talk to her, but I hope she knows I'm on her side.

After that the guy goes further out and I can see him sitting and staring at his board for a while. For the next 30 mins I don't see him catching waves and I'd like to think he's reviewing his behavior.

There's a small chance that I ruined his day. And if that's the case, then I'm happy.


(Btw, before all of this a beautiful girl looked at me and said: "that was a nice one" smiling. Now, it's easy to appear good if everyone is at beginner level, but what can I say: she made my day!)


Random pic from the web


Estate. Domenica mattina. Vacanze scolastiche. 6 giorni al natale.

Le spiaggie sono piene. L'acqua e' calda e trasparente e centinaia di persone galleggiano su ogni tipo di tavola aspettando le onde.

Le onde sono piccole e solo ogni tanto ne arrivano alcune ad altezza spalla.

La gente e' rilassata. Parla in piccoli gruppi. E quando arriva qualcosa almeno 3, 4 o 5 persone partono contemporaneamente. La maggior parte non riesce neanche a prenderle, molti cadono, e dopo pochi secondi solo uno o due persone stanno effettivamente surfando. Ma non c'e' tensione.

E' una bella giornata e' sembrano tutti rilassati.

Finche' arriva la testa di cazzo.

Lo sento (perche' ovviamente e' un maschio) mentre sono su un onda con altre persone alla mia destra e sinistra. Sto aspettando che cadano ma qualcuno urla qualcosa. Non e' neanche il classico "oi" australiano che ho imparato ad interpretare chiaramente.

Nel dubbio mi fermo e mi allontano per prendere la prossima onda.

Solo qualche tempo dopo, dopo averne preso una, mi giro e vedo sulla successiva un uomo ed una ragazza. Lui ha la precedenza, ma lei e' lontana e l'onda si sta chiudendo nel mezzo, interropendo la corsa dell'uomo. Cio nonostante lui urla come un cretino che vuole strada. Invece di surfare, e' tutto storto per non cadere e pensa alla ragazza piu' avanti.

Lei si ferma, ma l'onda si chiude e lui non e' ovviamente in grado di surfare oltre la schiuma per recuperare la parete dove avrebbe potuto esserci la ragazza. La scena e' patetica, ma non e' finita.

Mentre entrambi remano via lui ha il coraggio di farle la ramanzina, e lei ovviamente lo sfancula molto presto.

Lui scambia due parole con un amico e si capisce dall'atteggiamento che pensa di essere la ad educare tutti.

Io che ho guardato tutta la scena mi ritrovo a due passi da questo coglione e incrociamo lo sguardo. Lui ha il sorriso e scuote la testa. Ed io allora non resisto.

Gli dico: "Ma che stai facendo? Non urlare contro le pesone. Siamo in 300 e tu sei l'unico che urla e si lamenta. Falla finita."

"Si ma quella era la mia onda amico. La gente deve imparare" mi risponde. O qualcosa del genere.

Io insisto, educatamente:

"Guardati intorno. E' domenica. Siamo in 300. La gente si sta divertendo, nessuno si lamenta, e tu urli per una ondina da due soldi. Lascia perdere."

Lui insiste:

"Si, vabbe', condividiamo, ma se parto prima e quelli mi vedono e vanno lo stesso.."  

In quel momento arriva un altro set di onde decenti e ne aprofitta per allontanarsi.

Io non mi muovo. Incrocio lo sguardo col la ragazza, che e' lontana, e spero che abbia intuito il nostro scambio.

Dopodiche' il tipo ripassa remando e si allontana via, piu' avanti possibile. In teoria prima di tutti, in pole position, ma anche in una posizione in cui oggi e' raro arrivi qualcosa per il fondale cosi' profondo.

Lo vedo sostanzialmente fermo e per almeno 30 minuti, e sinche' vado via, non combina piu' niente.

C'e' una piccola possibilita' che stia ripensando al nostro scambio ed alla figura da idiota che ha fatto. C'e' una piccola possibilita' che io gli abbia rovinato la giornata. 

E ne sono contento.

04 October 2022

New toy!

I did it.

After hours spent reading the web, and a long chat with the guy at the shop, I came out with a new, noserider board, completed with a new pivot single fin.

And I tested it.

Unfortunately the waves were small and the tide rising, so conditions were not great. Basically waves were disappearing!

Anyhow, these are my first impressions:

-The board catch wave easily. I think easier than my other board. I'll have to confirm another time as the waves were really hard to catch this time! 

-The board with that fin is really slow to turn. Feels heavy and slow. Not in a negative way, just different. And I can see how the classic 60s style cutback makes sense with this setting. I'll have to learn it.   

-The board is sooo steady while I walk on it! So easy!

So, now, it's a matter of learning some new dynamic. It's tricky because I love the arches I make with the other board, and I will have to give them up to concentrate on the new stuff.

But at the same time I know that if I get into the right spot, I can noseride on a new standard.

Interesting things ahead. Let's hope spring time will be a welcoming season.  






Non ho resistito.

Dopo ore passate sul web ad una lunga chiacchiera al negozio, ho ceduto e comprato a buon prezzo un longboard dedicato al nose riding, completo di nuova pinna apposita.

E l'ho usato. Le onde non erano quello che mi aspettavo e la marea in salita ha complicato le cose.

Comunque al momento posso affermare questo:

- La tavola parte facilmente. Mi e' sembrato piu' facilmente di quella che utilizzo di solito, ma devo confermare.

- La tavola con relativa pinna e' lentissima da girare. Sembra pesabte e lenta. Non in modo negativo, ma semplicemente diverso. E ha ancora piu' senso il cutback tipico degli anni 60, quella manovra che e' piu' uno stallo che una virata, una chicane, a cui dovro' dedicare del tempo.

- La tavola rimane immobile mentre ci cammino sopra. Piantata dentro l'acqua. Facilissima.    

Ora, come ogni cambio, succede che con questa tavola e questa pinna rinuncio alla manegevolezza e a quello che in linea di massima mi piace di piu' fare, e mi metto nella condizione di dover imparare una dinamica un po' diversa. Potrebbe risultare frustrante in certi frangenti. Ma ho voluto la bicicletta..

In ogni caso non vedo l'ora di avere una buona occasione per starci sul naso. Penso di poter far bene.

Spero che la primavera non sia avara come al solito.



01 November 2021

10 years

10 years of surfing.

It sounds like a lot, but there’ a significant difference between the span of time in which I’ve tried to learn to surf and the time I spent learning to surf.

We have 54 weekend in a year. And that’s pretty much how many times I can surf in a year. But you have to take out the time when conditions or social commitments impede me from going. Then you have to take out the time when I had some injuries, when I was sick, when I travelled, when I went back to Italy, when I had surgery, when there was a lockdown and so on..
Basically, I fluctuate between a dozen and forty something attempts a year. 
And a local could do what I’ve done in 10 years in just 365 day, potentially. Then, we could argue that the time I spent in the water is not the time I’ve spent surfing. So, ten years, really it sounds like a lot but it isn’t much at all. 

As I wrote before, I started only because someone gave me a surfboard and my friends insisted that I should have tried it. 
It was October 2011, and only in December I got the first real rush of adrenalin from surfing. It was a tiny left and being in the sweet spot the surfboard appeared to be going forever. That’s when I really thought I wanted to do it again. At that stage I thought that with a bit of practice I could have been doing stuff like the others.  I didn’t know what I was in for: how long it takes and the constant promise -that become a spell- of being ‘almost there’.

Also, it changed the way I see the sea. 
Initially I didn’t get why my friends suggested a place instead of others. Everything was the same to my eyes. Then practice trained my brain and I started to see the structure, like Neo when he sees the Matrix. In my still limited experience, I can now see the effects of the wind, the tides, the rips, the refraction and the reflection. I understand what the others are doing, and I can tell why beginners can’t catch a wave of why the fall.

Sometimes I look at sea scape paintings and can tell if the author knew what he was depicting or if he was just going with imagination.

Also, when I go back to Sardinia, in summer, and see a flat, placid Mediterranean Sea, I struggle to enjoy it. It’s like being in a empty, abandoned Olympic Stadium, full of echoes of legendary performances, but inevitably sad and decadent. But I can’t tell my peers. I pretend it’s great.

At the beginning I recorded hours of footage with the GoPro. It was cool because I could see my pop-ups and stance. How I was evolving. But then I realized I needed to see myself from the beach to better related to others’ videos and progress from there. So I stopped using the GoPro and I kind of miss that. Sometimes when I look at the footage I relive the waves and the emotions and the stoke of the day, and it’s a pity that I don’t have that anymore.

My goal is to be like one of the many aussies in the water. Average, decent surfer that can have fun. I don't ask too much. I've been thinking I'm almost there for years. In fact, I'm almost there. I don't need much. Just to put together a few things. Almost there, believe me.





My first wave, my first day as surfer. October 2011




10 anni di surf.

Sembra tanto ma in realta' c'e' un abisso tra questo lasso di tempo, nel quale ho tantato di praticare il surf, e il tempo in cui ho praticato surf. 
In un anno ci sono 54 settimane. Dunque un anno di surf per me significa indicativamente 54 weekend in cui andare a provarci. Ma bisogna togliere tutte le volte che, per condizioni ambientali o impegni personali, non mi e' possibile farlo. Poi bisogna togliere le volte che ho avuto infortuni, le volte che mi sono ammalato, le volte che ho fatto viaggi senza surf, le volte che son tornato in Italia, quando son finito all'ospedale, i lockdown e cosi' via.
Insomma, le mie annate di surf si riducono, negli anni peggiori, ad una decina di tentativi, e nei migliori ad una quarantina all'anno.

Cio' significa che chi vive davanti alla spiaggia in 365 giorni potrebbe potenzialmente fare quello che io ho fatto in 10 anni. 
Ci sarebbe poi da calcorare quanto tempo -in acqua- abbia passato in piedi sopra la tavola e quando seduto ad aspettare, ma vabbe'. Ci siamo capiti.

Come scritto in precedenza, ho iniziato senza convinzione solo perche' avevo ereditato involontariamente una tavola sgangherata ed alcuni amici insistevano che dovevo provarci.
Era appunto ottobre e ricordo che il primo momento di vera gioia arrivo' solo a dicembre, quando su una sinistra minuscola trovai il punto magico e la tavola non si fermava piu'. Quello fu la vera prima volta in cui pensai che volevo assolutamente rifarlo.
Inoltre pensavo che con qualche ora di pratica avrei potuto fare cose, un po' come tutti quelli che vedevo intorno a me. Mai avrei pensato alla lentezza dei progressi ed alla sensazione infinita di esserci quasi che mi ha imprigionato sin dal giorno di quella sinistra.  

E' poi incredibile pensare a come inizialmente non vedevo il mare. 
Un amico "ci portava" nel posto giusto ed io entravo in acqua senza capire che differenza avrebbe fatto andare da un'altra parte.
Solo la pratica ha costriuto nella mia testa l'immagine del mare e delle sue onde, e come funzionano, e come cosa e' buono e cosa e' male. 
Ora vedo cosa succede, vedo l'effetto delle maree, del vento, vedo i rip, la difrazione, la rifrazione, capisco le manovre degli altri, quello che stanno cercando di fare, le anticipo nella mia testa, vedo perche' i beginners non riescono a prenderle, e perche' cadono.
Ovviamente la mia rimane una comprensione comunque limitata. Ma e' comunque bello "vedere". 
Ogni tanto mi scopro a leggere il mare nei quadri, e capisco immediatamente  se il pittore andava di fantasia o meno, e se anche lui vedesse affettivamente il mare nel modo giusto.

Ma poi, in proposito, c'e' anche il lato negativo. Quando rientro in Sardagna d'estate e son tutti innamorati di una mare immobile, con una battigia minuscola, senza maree significative, e senza una fauna visibile. Faccio finta di niete ma "bello" non e' piu' quello che penso. E come se fossi in un autodromo, o stadio olimpico abbandonato. C'e nell'aria l'eco di gesta leggendarie e la promessa di nuove, future, ma anche tanta desolazione al presente. Ma non posso dirlo.  

Per i primi anni sono andato in acqua quasi sempre con la GoPro ed ho filmato ore ed ore di cadute ed onde sprecate nei modi piu' diversi. Era utile vedere il pop-up e la mia postura, ma quando ho cominciato a sfruttare meglio le onde, mi sono accorto che avevo bisogno di vedermi da piu' lontano per capire meglio le dinamiche e paragonarmi alla gente filmata su Youtube. Ad un certo punto ho quindi lasciato perdere. 
Un po' mi dispiace perche' quando rivedo quei filmati mi tornano alla mente intere giornate, onde specifiche, e sensazioni varie che da diversi anni non registro piu'. 

Il mare mi ha insegnato qualcosa?
Non lo so. Forse che devo riuscire ad avere pazienza, a stare sereno. Non saprei. Forse sto imparando ad avere meno aspettative e godermi di piu' il momento. Forse. 
Il mio obiettivo, da anni, e' quello di poter far parte della media. Confondermi coi surfisti che mi circondano, come uno dei tanti. Capace di divertirsi.
Sono anni che penso che ci sono quasi. Ed infatti ci sono quasi. Mi mancano giusto alcune cosette. Ci sono quasi. Ancora un poco e ci sono.


12 August 2021

Fare amicizia coi vicini - an old post

The following is a translation of an older post.
Check the English version here.


                       


Ho scoperto di non aver mai tradotto un post del 2017 che prende spunto da un altro blog.
Lo faccio ora, perche' meritava, e merita ancora.


Making friends with the neighbours.

L'ho detto in passato e lo ripeto: se passate di qua in cerca di qualcosa di interessante da leggere, andate a leggere anche questo blog, menzionato anche sulla sinistra, di Rebecca Olive.

Ci sono troppe pagine internet sul surf completamente inutili. Gente che vuole essere identificata come surfista, ma che si limita a pubblicare centinaia di foto inutili, viste e riviste, capiate, vuote, proponendo zero contenuti e zero pensieri.

Invece Rebecca scrive. Un sacco. Ed e' un piacere da leggere. E' concentrata sul surf femminile e sulla discriminazione -in acqua e non- che affligge questo mondo. Ma anche cosi', moltissimi suoi post toccano i nervi giusti.

Ce ne sono 3 in particolare che mi coinvolgono e da cui prendo spunto adesso. Questi 3 sono The ocean doesn't care (All'oceano non importa), Sitting wide (Seduta fuori), e Stupid women.

Leggere questi post mi fa vivere una varieta' di emozioni che non posso sintetizzare in un singolo, breve commento. Ho avuto bisogno di leggere, pensarci, e rileggere pure. Rebecca e' un caso rarissimo di surfista che condivide emozioni e pensieri a lungo macinati.

E' di Byron Bay ma al tempo di questo post viveva a Brisbane. E dunque leggerla mi ha dato l'impressione che stesse vivendo una tormentata trasformazione. Quella che porta da essere local ad essere un surfista pendolare, del weekend. E finalmente, per me, ora, nei suoi testi trovo -anche- riconosciuto gli sforzi che ho sempre dovuto fare io, che smettono di essere lamentele di uno sfigato e acquistano valore. Diventano realta'.

Riporto alcune frasi prese qua e la' che mi hanno colpito.
Quelle che piu' hanno a che fare con le mie esperienze. Solo ad esempio.

"Prendere onde di merda non e' un problema quando puoi surfare tutti i giorni. Ma quando essere in acqua diventa raro, allora lascia il segno."
Ecco, io non ho mai pensato che prendere onde di merda potesse non avere nessun effetto su un surfista. Per me e' una eventualita' impossibile, dato che surfare per me e' sempre stato un tentativo alla settimana che, se fallito, implica delusione, scoramento, e 6 nuovi interminabili giorni di attesa.

"..surfare tutti i giorni rende la gente anche piu' affamata di onde, e meno capace di apprezzare il momento, rispetto a chi ci va meno. Eppure vedo queste persone [che ci vanno meno], me inclusa, trattate come se avessimo rinunciato alla causa, come non fossimo davvero surfiste/i."
Ecco qua.
Questa frase conferma le mie paure e fa male. Non ci vivo al pensiero di essere considerato meno per via del fatto che surfo meno di altri. Che razza di ragionamento e'? Non lo accetto, non dopo il tempo che dedico incessantemente ad incastrare le cose della vita per riuscire a trovare il tempo per allenarmi ed andare, nonostante tutto. E' un insulto. Il mio surfare si traduce in un impegno mentale e fisico che chi vive davanti alla spiaggia non puo' comprendere e che non puo' che far sembrare LORO dei pigri che fanno surf per puro caso.

"..significa anche che appartenere ad un posto e' diverso, si appartiene per che ci si va, non perche' lo si dichiara proprio"
Questo mi piace. Ed e' vero.
Sono innamorato dei posti che frequento. Non posso fare a meno di notare le montagne, il cielo, la luce, la forma della costa, le foci, gli alberi, gli edifici, i colori e tutto il resto. E finisco per conoscere i bar, i ristoranti, i parcheggi, le vie, i marciapiedi, le scorciatoie, le rocce, le correnti, le maree, le docce, i bagni e pure i locals che rivedo sempre. Provo un senso di appartenenza identico a quello della mia isola.

"Prendere onde quando si vive lontani non e' facile. E' un premio sudato, basato su decisioni specifiche e impegno. Quando sei molto impegnato lontano dal mare, andare a surfare significa prendere un giorno di ferie o attendere il weekend, e/o non incontrare gli amici, o non fare cose in casa, o non stare a letto anche se si e' stanchi, oppure non consegnare in tempo un lavoro, o lasciar perdere una miriade di altre cose che hai deciso di non prioritarizzare. E quando surfare implica tutto cio', allora surfare significa tanto."
Esatto! Davvere tanto!

"Stavo seduta fuori [sulla spalla delle onde] per piu' ragioni che semplicemente per la mia abilita' o la mia tavola. Stavo seduta fuori perche' non mi piace la competizione in un line-up affollato. Non im piace lottare per le onde, non mi piace doverle vincere. Surfo perche' non mi piacciono gli sport competitivi o di squadra. Surfo perche' mi piace stare in acqua, nella natura, a modo mio."
Rebecca qua mi ha dato da pensare.
Ed ho scoperto che se a me non piacciono le lotte nei line-up affollati, e' perche' non sono abbastanza bravo, giovane ed aggressivo per poter vincere la lotta. Se lo fossi domani, come per magia, allora andrei la in mezzo a prendermi la rivincita. Idelamente.
Ma e' anche vero che poi probabilmente lascerei perdere in ogni caso, perche' come dice lei, io vado la per divertirmi e distrarmi, a godere della bellezza del mare e della strana magia di cavalcare l'energia delle onde.
E' pur vero pero' che stare seduto fuori e' sempre stata l'unica opzione per me, mentre per lei e' una -relativamente- nuova dimensione.

"Stare seduta fuori mi ha insegnato come surfare al di fuori della line-up, e a dar valore a cose diverse dallo status e dalla performance. Mi ha aiutato a diventare piu' paziente in acqua, ad aspettarmi meno, e lasciare piu' spazio per chi ha meno abilita' di me. Seduti fouri ci sono meno cose in gioco: i takeoff sono meno impegnativi, la folla e' piu' diradata e c'e' meno ego. Non sempre, ma spesso."
Strano.
Per me e' sempre stata una costrizione che mi fa soffrire. Ovvio, anche io non mi aspetto molto il piu' delle volte, ma una sessione deludente mi butta giu' in ogni caso.
Poi certo, io voglio divertirmi. Passo spesso il tempo a sorridere, chiacchierare con gli amici, e mi piace molto anche vedere gli altri fare qualcosa di bello. Salutare e vedere altre facce sorridenti mi allevia l'animo. E alle volte devo trattenermi dall'andare a dare consigli ai principianti.
Pero', ecco, io non saprei dire se il mare mi abbia insegnato qualcosa.
Forse che potrei essere una persona migliore? Non so.

"Non provo rispetto per le persone solo basandomi sul loro surfare."
Ovvio!

"Per me il miglior surfista in acqua e 'colui che prende le onde, ma che sa anche lasciarle agli altri, che sa godere dal vedere anche gli altri divertirsi, che non surfa alle spese degli altri."
Parole sante!

"Stare seduta fuori mi aiuta ad essere una surfista migliore. Mi fa vedere meglio, capire meglio, sapere di piu'. Mi aiuta ad avere piu' pazienza e meno aspettative. Mi aiuta ad apprezzare meglio le onde che prendo, e godere di piu' del tempo in acqua."
Non puoi capire il mio sollievo quando finalmente mi siedo in acqua e posso pensare a quale onda raccogliere!

Grazie Rebecca per il tuo scrivere, e per le cose a cui mi fai pensare.


25 March 2021

Yoga? No thanks

 Yoga doesn't have anything to do with you learning to surf.

But because Yoga sounds cool and gives that Osho Aurea, and because some famous athletes do it, and because some surfers think that surfing it's a mystical activity, they take advantage of you.

And yet, nobody suggested to do Yoga for learning bicycling, or roller skating, or skateboarding, or walking on a rope, or rotating apples in the air while standing on a ball.

Yoga and surfing are as close as going to the gym and surfing, running and surfing, ping pong and surfing, martial art and surfing.

Every sport you do will help you being fit, and possibly being better at facing the ocean. But nothing will substitute practicing surfing or help you develop the necessary balance for surfing. You need to balance on a board to be able to balance on a board.*

Say no to Yoga courses at the surfing school, please. (Do it elsewhere!)


*Why don't you have a look a this instead: Goofboard review




You wouldn't think about Yoga to learn this, right?



Lo Yoga non ha nessun ruolo nell'apprendimento o nella pratica del surf.

Ma siccome lo Yoga fa figo e molto santone tipo Osho, e siccome alcuni famosi atleti lo praticano per ragioni personali, e siccome molti si autoconvincono che fare surf sia una pratica mistica -poverini-, ecco che c'e' subito chi ne approfitta.

Eppure nessuno vi ha detto che per imparare ad andare in bici servisse lo Yoga. Ne per usare i pattini, lo skateboard, imparare a camminare su una corda, fare salti mortali, far roteare 7 mele per aria mentre si sta in equilibrio su una palla gigante, eccetera.

Lo Yoga ed il surf sono due pratiche tanto vicine quanto la palestra ed il surf, o la corsa ed il surf, o il ping pong ed il surf, le arti marziali ed il surf.

Qualsiasi attivita' sportiva facciate avra' un beneficio di tipo altetico sul vostro fisico, ed in qualche modo vi fara' sentire meglio tra le onde.

Ma nessuna di esse potra' mai sostituire la pratica, ne minimamente aiutarvi a sviluppare l'equilibrio necessario. Per stare in equilibrio su una tavola, dovete stare in equilibrio su una tavola. *

La prossima volta, dite no al corso di Yoga alla scuola di surf.


*Casomai date una occhiata qua: Goofboard review




10 February 2021

Cyclone Lucas

It has been a powerful swell. Someone has died swimming in the Gold Coast.

Like many, I went to seek shelter at Noosa, where calm conditions didn't prevent the ocean from delivering fast, steep, sometime heavy waves.

I got my camera with me this time and among the many useless pics, one stood out for its vibe and the wall of water taking most of the horizon.

I was satisfied with my surfing, but unhappy for the very few waves I got.

Then I spoke to an expert bloke who told me that the same day down the coast he got 3 or 4 waves in three hours. That helped me putting things into perspective.

Be patient. Be serene. That's what I have to remind myself every time. I don't know if this is a lesson. I'm not sure about what the ocean is teaching me about. I suspect it just takes me for a ride (!), most of the time.



My own pic - click to enlarge



Cyclone Lucas - Gold Coast


La mareggiata e' stata potente. Pericolosa. Tre bagnanti sono affogati in Gold Coast nel giro di due giorni.

Io, come tanti, sono andato al riparo di Noosa dove la situazione era tranquilla ma le onde comunque veloci, ripide e pesanti.

Avevo pure la macchina fotografica. E tra i tanti tentativi deludenti, ne ho fatto una molto carina che trasmette una certa atmosfera. Mi piace anche perche' si vede bene il muro d'acqua, piu' alto della persona a destra, che avanza e riempe l'orizzonte.

Posso essere contento del mio surfare, ma ero inizialmente deluso delle pochissime onde prese, data la folla. Pero' poi ho parlato con uno esperto, che ha surfato mostri d'acqua in Gold Coast, e diceva con serenita' che ne aveva preso tre o quattro in 3 ore. Questo mi ha dato la giusta prospettiva e mi ha rasserenato. 

Il segreto a quanto pare e' la pazienza. Ma il tempo vola ed io devo ancora imparare delle cose prima di essere soddisfatto, e prima di essere acciaccato.

Dicono che il mare insegni umilta' e non so che altro. Io non sono ancora sicuro mi insegni qualcosa. Forse mi prende in giro. 

Era bello. Era frustrante. Era elettrizante ed era demoralizzante.




03 January 2021

One wave #4

One wave is what I surfed the other day at Kirra.
I thought it was going to be another small day and didn’t pay too much attention at the forecast. I was wrong.
From the beach it looked like I could manage it and actually I was able to pass the breakers without too much drama. But boy!
The ocean was alive, the currents were very strong and amazing and terrifying (for me) set of waves were rolling in, exploding like thunders.
I’ve seen some walls of water more than 2m tall and 200m wide coming in, breaking perfectly from the pier for a 100 meters, then becoming a total closeout behind me.
I paddled, and paddled, and paddled, just to stay out of trouble.
After twenty minutes I was thinking of how to get back to the beach safely. After thirty minutes I thought it was possible to surf some of them. After forty minutes I gave up on the idea, since I couldn’t sit still. After fifty minutes I was really tired and decided to just get one and go back to land.

How peculiar. I’ve ridden waves of similar size before, at Kirra even, but in days were the ocean looked like more like a pond.

Some hours after that I was at the supermarket, watching people doing their business and thinking of were I was just before. The walls of water, the thunders, the spray, the silence among the surfers, the paddling to safety, the beach far away and the immense body of water. Restless water.
Sometimes it seems like visiting another dimension (beautiful or scary), and seeing things that other humans can’t. 

Am I lucky or just stupid?

 

 

A beach break. From the car-park waves look always small, don't they?

Un’onda è quella che ho surfato sabato a Kirra.

Non sono stato molto attento alle previsioni ma pensavo sarebbe stato piccolo come al solito.
Invece era abbastanza grosso.
Dopo aver fatto il solito viaggio in macchina non volevo rinunciare senza provarci. Ho guardato un poco e notato dei momenti di pausa. Ho visto il noto canale e pensato di poterne prendere qualcuna più o meno come al solito.
Sono entrato con calma, ho remato, aspettato, sfruttato il canale, e remato ancora per superare i frangenti al momento giusto. A parte la fatica dell’ultimo lungo sprint, ed una valanga in testa, mi son ritrovato fuori senza grossi patemi. Ed è stato la che mi sono reso conto dell’errore.
L’oceano è una bestia strana. Ogni volta è diverso.
Questa volta l’acqua, bellissima e calda, era inquieta. Era una mareggiata attiva. Il solito fiume trasversale era in piena e spingeva verso nord a velocità sostenuta. Per qualche motivo insolito la corrente spingeva anche verso riva, portandoti facilmente nella zona di impatto. E le onde arrivavano in set di 3 o 4 bombe, grandi e a tratti spaventose. Le peggiori e allo stesso tempo le più incredibili erano muri d’acqua credo oltre i due metri, larghi forse 200, che occupavano l’orizzonte. Rompevano mirabilmente davanti al molo di pietra, ma poi diventavano un enorme, terrificante close-out. Altre erano più localizzate, ma sempre gonfie ed in procinto di esplodere.
Sono riuscito ad individuarne alcune più docili, aperte a destra, che avrei potuto provare a prendere, ma avrei avuto bisogno di osservarne con calma alcune e scegliere bene il punto di partenza. E non mi era possibile. Tutte le volte che mi sedevo tornavo indietro verso il disastro. In pratica mi son ritrovato a remare ininterrottamente solo per tentare di stare al sicuro.
In acqua questa volta c’erano pochi ragazzi australiani, giovani, biondi come da stereotipo, con le tavolette. Niente persone di una certa età e solo due col longboard, oltre me. Una ciurma esigua per il posto ed il periodo.  Tutti i vacanzieri hanno lasciato perdere e forse avrei fatto meglio a far lo stesso pure io.
Ho remato. E remato. E remato. Schivato valanghe e remato ancora. Dopo venti minuti pensavo a come prenderne una per tornare in spiaggia senza essere travolto. Dopo trenta ho pensato che forse qualcuna l’avrei potuta prendere. Dopo quaranta ho lasciato perdere. Dopo cinquanta la stanchezza cominciava ad essere seria ed ho deciso che dovevo tornare in spiaggia. Ho fatto passare un set grosso e preso con fatica uno scarto seguente, che per fortuna mi ha portato a riva.
Era da molto che non mi ritrovavo a cospetto di onde serie, e ancor di più in un mare così irrequieto.
Piu’ o meno le stesse onde, o di grandezza simile, le ho anche prese in passato, pure a Kirra, ma in giornate in cui il mare al cospetto sembrava uno stagno.
Sono due giorni che ci penso.
Qualche ora dopo ero al supermercato a fare la spesa. Circondato dalla solita gente indaffarata.
Mi tornavano in mente le onde enormi (per me) che ho visto passare, gli spruzzi d’acqua, il boato, la visione della spiaggia lontana, la gente a remare per schivare la prossima valanga. Il silenzio di noi essere umani nel frastuono di quelle onde. L’acqua. La distesa d’acqua infinita ed incazzata.
Molte persone non avevano idea del mondo parallelo in cui ero stato poco prima.
Alle volte è proprio come essere in un'altra dimensione (bella o meno bella) che gli altri non possono vedere.
 

16 December 2020

Not 6m!

The big swell we just had was more like just a big storm than anything else.

Coastal erosion, big waves but messy conditions, cold, windy like crazy.

We managed to get our sessions just before it all started and probably because everyone was waiting for big waves, we found ourselves surrounded by beginners.

It has been a weird session. Cold, dark, rainy, with either waves drowned in high tide or big and fun.

I was able to surf decently, and I feel I'm not too far from improving my riding another little step.

I'm stoked by it and I can't wait for the next session.  


Rainbow Bay, Coolangatta, on Sunday morning, still building up

From the beach at low tide. Looks great but in reality was poor quality.



When normal guys find big waves... same place but not related to last weekend 



La mareggiata si e' rivelata essere piu' che altro una tempesta.

Nubifragio, vento fortissimo, freddo (incredibile) marea reale (king tide), erosione delle spiaggie e onde grandi ma incasinate per via del fatto che son state generate troppo vicino.

Siamo comunque riusciti a fare una sessione normale sabato mattina, prima che si scatenasse il finimondo. Tutta le gente brava ed i buffoni stavano evidentemente aspettando le mega onde e noi ci siamo ritrovati circondati da principianti.

Una sessione strana, buia, con pioggia, fredda a tratti, con onde ancora mezzo sepolte dall'alta marea, dure da prendere, e alcuni set grandi e potenti. Non una giornata memorabile ma comunque interessante per via di alcuni movimenti che son riuscito a fare.

Per via delle condizioni sto surfando a singhiozzo, eppure mi sento vicino al fare un piccolo ma importante salto di qualita'. 

Sono gasato all'idea e come sempre impaziente di riprovarci.





20 November 2020

Beggars

 Beggars are not choosers, tells me the old guy with his longboard on his head.

It’s 6am and there’s tiny swell coming from the East, just enough to be visible with high tide. But I can’t wait for the afternoon because the northerly winds will be back soon. It’s here and now, or never.

I’m standing under a tree, trying to avoid the ludicrous heat of the sun, and I’m assessing my inexistent options. 

Beggars are not choosers, tells me the guy passing by. 

Bloody hell. I’m a beggar. I’m begging for some waves. I’ve been begging for days. Weeks. Years. I cant’s stop doing that. And now I really need some. 

I walk back to the car and decide to embrace my condition. Like an addict. Yes. I’m going there and I’ll catch tiny stupid waves. I’m not a chooser. Give me what you got. It’ll do. Just give it to me. 






Beggars are not choosers - I mendicanti non possono scegliere, mi dice l'uomo di mezza eta' con il longboard sulla testa.

Sono le 6 del mattino e un piccolo moto ondoso arriva da est. Guisto il tanto di essere percepibile nell'alta marea. Ma non posso aspettare il pomeriggio a causa dei soliti venti da nord che inizieranno a soffiare presto. E' adesso o niente.

Guardo il mare all'ombra di un albero, cercando di evitare il sole ed il caldo esagerato di questa mattina rovente. E ripassando mentalmente le mie opzioni inesistenti. Calcoli inutili.

I mendicanti non possono scegliere, mi dice il tipo mentre passa.

Ma porca miseria. Me ne accorgo solo ora. A lui e' bastato uno sguardo. Sono un mendicante. Chiedo la carita' da giorni. Settimane. Anni! E non riesco a fermarmi. E ora ne ho davvero bisogno.

Torno alla macchina e decido di accettare la mia condizione, come un tossicomane. Si. Andro' in acqua e mi mettero' a raccogliere mozziconi di onde. Stupide, minuscole onde. Non sono nella condizione di scegliere. Mare, dammi quel che hai! Qualsiasi cosa! A questo punto non importa. Me lo faro' andare bene. Semplicemente, dammelo.

03 November 2020

Bloody left

 Since I saw her in September I’ve been there at least 4 times.

500km of road (one way) just for her, for nothing.
And yet this must be her season. The silly season of northerly winds that make this coastline cry. That is until the new year. Then, she will be definitely gone.
But I fear she was an exception anyway. I must have seen a mirage. An oasis in the desert. I thought it would have been easy to find her again. But no, this wave is like a ghost.
No winds or swell from the south side, and that much was clear. But also the right size and tide are very important. Very, very picky wave.

Sunday I woke up at 6am, by 6.30 I was driving, at 8 I was cursing in the car park, not only against the tide but also against the wind, already wrong. The wave was barely visible. There was just me, a fisherman, and some other observers, although without surfboards or bags, or even the drive. Easy life, the locals.

My plan B turned out to be poor as well. Just a stupid day for surfing, basically. This wave was supposed to be my solution for this stupid days, but it is becoming a pain instead.
No problems. The locals can find a window of suitable conditions in the next few days, as usual.  Not me. I’m home waiting, as usual.
Sometimes I wonder how the hell I learned what I learned.

 

1.5m from NE. Are you kidding me?

 

Maledetta sinistra.

Da quando l’ho vista a settembre ci son passato almeno 4 volte. Circa 500km (solo andata) di spostamenti per andarla a trovare, e lei niente.
Eppure questa e’ la sua stagione. La stagione idiota dei venti da nord che fa penare questa costa sino a gennaio. Dopodiche’ rimarra’ invisibile, impossibile.
Sospetto che fosse una eccezzione. Ho visto sicuramente un miraggio. Un’oasi nel deserto. Era la’ davanti a me e ho pensato fosse semplice ritrovarla. Invece no.
Niente venti dal quadrante sud. Niente mareggiate dal quadrante sud, ed era chiaro. Si mareggiate da est, ma a quanto pare al di sotto di un metro non si degna. Se poi arriva angolata da nord-est allora deve pompare. E la marea, quella in ogni caso deve essere bassa. Ma proprio bassa.

Oggi dava un metro e mezzo a 7 secondi da nord-est in calata. Il vento anch’esso da nord, avrebbe girato da sud per le nove del mattino. Bassa marea al pomeriggio, quando sarebbe stato troppo tardi.
Mi sono svegliato alle 6, alle 6.30 ero in macchina. Alle 8 ero parcheggiato davanti al miraggio, col vento che aveva gia’ girato incasinando l’acqua, e sopratutto l’alta marea a seppellire il tutto. Niente. Schiuma solo sulle rocce, un pescatore, ed alcuni osservatori come me, ma senza tavola, bagaglio e un’ora d’auto come il sottoscritto. Bella la vita dei locals.
Il piano B prevedeva una surfata sul lato opposto, ma lo swell, angolatissimo da nord e l’alta marea rendeva triste anche quella opzione, con le onde dirette sulle rocce invece che alla spiaggia. Solo 3 disperati in acqua.

Niente surf. Non c’e’ problema. I locals possono trovare una finestra buona questa settimana, come sempre, da un lato o dall’altro. Io a casa, ad aspettare, rimandare.
Alle volte mi chiedo come abbia fatto ad imparare quel poco che ho imparato.

 

02 March 2020

Drunk! - My Wavegarden Cove experience

For details and info about surfing at URBNSURF, check this post.



It's dark when we arrive. And cold. And it rains.
In Melbourne can be winter any day of the year.

We jump in the van heading towards the hotel and I look out the window in search of the wavepool. When I see lights, like a football field, I know it's it. The van goes around it and I can see the entrance, and people, and waves, and surfers on the waves.
It's surreal. It's URBNSURF.

At the hotel I can hear a familiar sound: the ocean. But it's not that. It's the sound of man-made waves, and it's exactly the same. I can't wait for tomorrow.

At breakfast I ate a lot in preparation to the number of waves that I'm gonna get, all for me. I don't want to miss out.

We enter. It's a nice place. There's people everywhere. And waves, and surfers on them. I'm excited, people are excited. Usually in Australia for sport activities you get a lot of safety instructions. Here I want explanations and precise instructions.
We get nothing. It makes me nervous.


Ten minutes to go and finally we gather near the lifesavers tower. A typical Australian 'no worries' bogan surfer tells us few useless notions and sends us out. He also says waves are starting. So people rush in, but I'm carrying 9ft, 10kg surfboard with me. I try to speed up and as soon as I put my foot in the wet cement I slid down, ass on the ground. Perfect. My official debut at URBNSURF is the saddest I could imagine. A classic me. But there's no time to self-pity. The surfboard is fine and I want to get there.

The waves appear while we are still paddling. We go up and down and sideways. It's an alien setting. I'm trying to keep my board from hitting the pier of the others and I don't have time to understand what's happening. Soon it's my turn and I have no idea of what should I do. There are waves, but there are no waves coming at me. I turn my board and do as the others. A wave appears like magic. And it's too steep. Seriously? I try to save it but I fail. I get the washing machine treatment.

I try the get out of the way and in the process I find myself fighting against the water and the surfboard like a kook. I try to get a dignified appearance but I'm only wasting time and energies. There I go, I think, my usual kook/me, what a waste of money.

Finally I get back in line. I'm not the only one who failed, but this is not a relief. The carousel starts again. Up and down we go, current, traffic, it's messy. Again comes my turn and I don't know what the fuck should I do. There are no waves at the horizon, there is no horizon, I can't take aim at shit. I just move away from the external wall, the peak of the wave, then it's time to paddle. Still too steep. I grab the rail. I fail.


I get out of the way while I collect more waves on my head. What the fuck am I doing here? My wife, my friends, hundreds of people are watching me. Today, of all days! Why this? I go around again. My friends are unhappy as well. We suck. I'm frustrated and upset. WTF. I swear I can do this shit. I swear I surfed bigger waves that this. I swear!

I decide I need to do it my way. These blokes with shortboards take off near the wall and literally drop into the wave. I can't copy it. I need room. When the guy in front of me takes position, I go behind him, further back than anyone else. I also aim sideways, near the line. Get out of my way. Fuck your drop and your wall. The water disappears, then comes up. I place myself carefully on the board and paddle hard. I feel the wave sucking. I got it. Fuck it. This one is mine.

I do some little turns, exploring. The wave is nice and easy. Ok. I get back in line.

I go for another one, I push too much sideways and I loose it from below my feet. Fuck me. At least I'm beside the line and I take position right away.

I go for another one one, get it, and I ride it all the way to the last bit. Doing nothing, just riding it.

I get another one, I try to cross step. The nose dives. That's ok. But I find myself in the wrong spot and I have to fight the rip to get back in line.

I get another one, they are all different. This time I turn left. It's useless. Not a problem, just that I'm again in the wrong spot and I have to paddle hard. Wtf.

I get another one, and this time my cross step has a better timing. I stay near the nose for a couple a second. Not bad. I finish near the pier and this time it's an easy ride to the line.

I'm kind of having fun, but still uncomfortable. The pool is an alien place and everything goes too fast to understand things.

I get another 6 waves, trying to get into the rhythm. Meanwhile the wave seems to get bigger and I feel a little better.

The siren tells us it's over. At the end I surfed a good number of waves, but am I happy?

Lunch break. I look at the others in the water. Some fail, some are great. The excitement is still high and we are busy talking. I feel I don't have the time to really think about the waves. Also, I spent a lot of energy fighting the water. This is a sort of high intensity training! At least my back is still ok.

It's us again.
This time a girl gives us more info and says that we'll go through 3 different settings, making the waves bigger. She also point to a little flag on the wall as a take-off marker. Wtf. She comes in with us.


The carousel starts.
I keep true to my personal take-off. I don't care about the flag. I explore the waves and I start to have fun. The girl announces the changes and it's exciting. I try few more time to cross step, but like before, I become alive when the waves get bigger. Now I draw big arches in the water using all the face and keeping the speed. It feels great. The wave now reminds me of National Park, Noosa. There are no sections, yes, but it's very similar in shape. Not bad at all!

This time when the it's over I'm disappointed. We were really getting into it.
There's no frustration anymore and we are happy.

I spend the evening thinking about the 7'6. Should I use it tomorrow?
Don't change board mate! Put on a 2+1 but keep it simple. Yea, you may be right.

I wake up with sore shoulders and neck. I'm stiff like a piece of wood. 2 hours of constant exercise in the water is more than a usual session. My back is tired.

The carousel starts and I'm not sure I'm gonna last.
The water wakes me up, finally. I surf conservative. I don't want to waste energy. The take-off is ok now and I'm trying to paddle less. I also aim to finish near the pier. This is influencing how I manage the waves. But when I try something new and fail, it's a punishment.
The board is very responsive, but I'm not enjoying it as much. I'm missing the spring effect of the single fin. I'm surfing mechanically.
When it's over I'm surprised I'm still going.

Lunch break, I lay down on the lawn.
I'm going back to single fin. There's no time left for the 7'6. Or better, there's no strength left in me to try it. But consideringmy my limited fitness and  my funny back it could have been even worse.

The carousel starts.
I'm drunk of waves. I would go home if I didn't pay already.
I got too many waves in a too short time. And above all, I didn't manage to focus on the surfing, thinking about errors and solutions. This experience is out of scale.
I let the carousel carry me around.

The single fin gives me back the smile. Finally I can compare immediately my sensations. Things are clear. My feet can now tell me the solution of a long lasting dilemma. Repetition. Repetition is a luxury. God bless repetition.
Even though I'm tired, I'm really enjoying this session. I'm still conservative, yes, and I'm not taking advantage of this time to improve things, I know. But I'm simply, happily surfing.



The siren. My marathon is over.
I got more that 50 waves in just over 24 hours. This is crazy. It's a different reality. This amusement park makes you happy and punishes you at the same time.
I'm exhausted and happy.
Now I'm convinced: this place is a lot of fun and also great for your improvement. I understood my fins and felt my limitations. Once at home I'll look at the videos and will work on my shortcomings.

I'm drunk, satiated. I want to go home and rest.
But I know I'll be back.




--------------Italian--------------

Se cercate piu' dettagli sul surfare all' URBNSURF, leggete qua.



Arriviamo al buio, freddo e sotto la pioggia. A Melbourne ogni giorno puo' essere inverno, non importa il mese. Stento a crederci. 
Saliamo sul pulmino che ci porta all'hotel incastrando a malapena le enormi tavole. Questo e' strategicamente ad un passo dal parco ad onde e guardo fuori dal finestrino per trovarlo. 
D'un tratto dei lampioni illuminano la notte. Non e' un campo sportivo, e' l'URBNSURF.
Il pulmino fa il giro e ci passa davanti. Vedo l'entrata, la gente, l'acqua, le onde e surfisti che fan manovre! Sembra uno scherzo.
Vorrei andarci subito ma mi trattengo. Ci attendono lunghe giornate.
Il pulmino si ferma, scendiamo e sento un sottofondo familiare: il mare. Ma non lo e'. E' invece il rumore delle onde create dall'uomo. E non c'e' differenza.

L'indomani faccio colazione e mi riempo la pancia. Non vorrei avere un calo di zuccheri in un momento cruciale. La promessa di una valanga di onde tutte per me mi gasa e temo di fallire.

Arriviamo, entriamo. Guardo le gente surfare e stento a crederci. Sono onde vere, e la gente fa quello che vedo fare in oceano. Amici e familiari occupano gli spazi del parco giochi per adulti. E' un bel posto. C'e' un timido sole, ma non caldo. Avevo scommesso sulla muta lunga ed infatti Melbourne non si smentisce.
Nessuno ci da istruzioni, ed essendo abituati a lunghe introduzioni ogni volta che si va a fare una attivita' sportiva in Australia, troviamo la cosa snervante. Proprio qua la fanno breve?


Quando finalmente arriva l'ora, ci vestiamo e ci uniamo agli altri vicino alla torretta dei bagnini. Un equivalente del burino romano ci introduce alla piscina facendo il facilone "no worries" in stile australiano. Noi vogliamo dettagli e spiegazioni che non ci vengono fornite. Dice solo entrate di qua, se cadete andate di la, divertitevi. Si, ma che devo fare? Niente.
Poi mentre ci invita ad entrare in acqua dice che mancano pochi secondi al via. Il genio. Le persone avanti a me inziano a correre. Si lanciano con le loro tavolette. Ma io ho nove piedi e 10kg di tavola sotto il braccio. Non faccio in tempo a pensare di stare attento che scivolo! La mia entrata ufficiale all'URBNSURF e' una culata sul fondo di cemento, davanti a tutti. Non mi sorprendo neanche. Saro' sempre piu' vicino a Fantozzi che a qualsiasi eroe. "Vado? Vadi!" La tavola e' salva. Mi dimentico dell'imbarazzo e mi sbrigo a seguire gli altri.

Le onde arrivano -dal nulla- che stiamo ancora remando. Cominciamo a fare le montagne russe mentre gli altri partono. La fila avanza e  non c'e' tempo di pensare. Dove mi devo mettere? Che devo fare? Quando? Tento di non far sbattere la tavola contro il pier centrale o contro le tavole intorno a me, e guardo gli altri, ma non ho tempo di capire. Tocca a me. Giro la tavola. Arriva un'onda non so da dove. Remo. E' troppo ripida! Sul serio? Tento di salvare la situazione ma e' troppo tardi. Travolto. 

Aspetto di colpire il pavimento o di essere colpito dalla tavola ma non succede. Mi preoccupo di non intralciare chi mi segue e l'onda successiva mi travolge ancora. Prendo la tavola, aspetto la terza onda per cavalcare la schiuma come da istruzioni, ma quando arriva mi travolge ancora invece di spingermi! Cerco allora di ricompormi e di fare le cose con calma. Faccio passare ancora altre onde mentre arrivo dove l'acqua e' piu' bassa. C'e' una corrente assurda e lotto come un beginner contro la mia tavola. Penso: ecco come ho speso i soldi, a fare la figura dell'idiota mentre gli altri si divertono. Un mio classico. Un'ora per fare il giro! "Kook" scritto sulla fronte.

Raggiungo finalmente la fila. Mi rendo conto che anche molti altri hanno cannato la partenza, ma non cambia molto. La giostra riparte. L'acqua mi agita, spinge su, giu', avanti, dietro, stare in fila e' un lavoro, e nel mentre c'e' chi cade e chi surfa.
Tocca nuovamente a me. Che cazzo devo fare? Non c'e' niente all'orizzonte, non c'e' neanche l'orizzonte, non vedo l'onda, come mi regolo? Questa volta sto lontano dal muro esterno. Parto alla cieca. L'onda magica arriva dal nulla. E' ancora molto ripida. Salto e afferro il rail esterno. Ci sono quasi ma spingo troppo e mi pianto dentro l'onda. Travolto.

Riemergo. Mi tolgo di mezzo meglio che posso e mi prendo un altro giro di onde in testa. Ma che ci faccio qua? Mia moglie, amici, e centinaia di sconosciuti mi stanno guardando. Proprio oggi. Ma perche'? Rifaccio il giro. Anche i miei compagni di viaggio sono neri in faccia. Soldi buttati. Facciamo schifo. Mi girano le palle. Eppure, lo giuro, ci so andare e ho preso onde alte il doppio di queste! Lo giuro! 

Osservo ancora. Questi coglioni con le tavolette sono accanto al muro e stanno letteralmente cadendo sull'onda. Un drop nel vero senso della parola. Io non parto cosi'. Non posso copiare. Devo anticipare. Voglio spazio. Manca poco. Decido di fare a modo mio. Mentre quello davanti si mette in posizione mi infilo dietro di lui, piu' indietro rispetto a tutti quanti, e punto decisamente a destra. Che gli altri si spostino. Fanculo il muretto ed i loro drop. Vedo l'acqua sparire, poi salire, controllo che l'adesivo sul muso sia distante il giusto e remo forte. Sento il risucchio e il culo che si impenna. Questa volta ce l'ho. E che cazzo. Vado.

Accenno qualche curva, in esplorazione. L'onda e' facile e divertente. Finisco e mi rimetto in fila. Ok.

La successiva spingo troppo in diagonale, salgo troppo e me la faccio scappare, nuovamente come un cretino. Bestemmio, ma mi ritrovo accanto alla fila e mi affretto e riprendere posizione.

Ritento ancora. Presa. Questa volta la faccio tutta in modo conservativo sino all'ultimo centimetro. Senza infamia e senza lode.

Ne prendo un'altra e accenno un passo incrociato. Il muso affonda e cado. Va bene lo stesso. Ma raggiungere il line-up da qui e' piu' difficile di quanto sembri. C'e' corrente.

Ne prendo un'altra, son tutte leggermente diverse, questa volta alla fine giro a sinistra. Inutile. Vabbe'. Ma sono a centro vasca e per qualche motivo sono nuovamente contro corrente! 

Ne prendo un'altra. Questa volta il passo incrociato ha una tempistica migliore e rimango vicino al muso per qualche secondo. Decente. Finisco al punto giusto e questa volta trovo il rip che mi porta in fila.

Forse mi diverto, ma non sono a mio agio. Le dinamiche della vasca sono strane. E' come scoprire un nuovo break senza fermarsi un'attimo a guardare dove sei. 

Ne prendo altre 6 cercando di capire come sfruttarle. Nel mentre le onde son diventate piu' grandi. Qualcuno afferma che abbiano cambiato setting. Adesso il muro d'acqua e' piu' serio ed inzio a girare meglio.  

Suona la sirena ed esco perplesso. Alla fine ho surfato. Ma mi sono divertito o no?

Pausa pranzo. Guardo gli altri in acqua. C'e' chi cade e chi fa i numeri. Tra eccitazione e chiacchiere non riesco a concentrarmi sulle onde e sul da farsi. Mi sdraio sull'erba. Ho remato troppo lottando contro le onde e la corrente. Questo e' un esercizio piu' intenso che in mare: non ci sono le pause a cui sono abituato! Almeno la schiena al momento non mi ha tradito.

Tocca nuovamente a noi.
Stesso tran tran. Ma questa volta una ragazza ci spiega che useremo 3 settings, ogniuno di venti minuti, via via piu' grande. Ah ecco! Indica una bandierina che non avevo notato per il take-off ed entra in acqua anche lei a tenerci d'occhio.

Parte la giostra.
Resto fedele al mio metodo personale e ora il take-off non e' piu' un problema. Me ne sbatto della bandierina e continuo a stare piu' in dietro degli altri. Esploro le onde. Inizio a divertirmi. La tipa annuncia i cambi di setting ed e' eccitante. Accenno qualche passo incrociato, ma come prima mi trovo meglio verso la fine quando spinge di piu'. Adesso disegno begli archi sfruttando tutta l'altezza dell'onda e conservando velocita'. Ci provo gusto. Ripeto l'esercizio diverse volte e il sorriso prende posto sulla mia faccia. Quest'onda e' figa. Ricorda National Park a Noosa, solo che non ha sezioni e si ammoscia alla fine, ma niente male davvero! 
Questa volta quando suona la sirena sono, siamo dispiaciuti. Proprio adesso che abbiamo ingranato!
La frustrazione e' sparita e sono, siamo contenti.

Passo la sera col dilemma: domani provo la 7'6 o no? Soluzione suggerita: insisti col 9 piedi e casomai metti su il 2+1. Non cambiare tavola proprio ora. Ok, forse hai ragione.

La mattina mi alzo con le spalle imbalsamate. Due ore intense a remare e circa 30 pop-up si fanno sentire. La schiena duole.

Entro in acqua senza sapere se riusciro' a fare un'ora intera. 
Parte le giostra. L'acqua fresca mi sveglia, finalmente. Surfo ma cerco di risparmiare energie. Ora per il take-off cerco addirittura il modo di remare meno, se riesco. E cerco di concludere sempre vicino al pier per sfruttare la corrente amica. Questo influenza la gestione dell'onda. Quando accenno qualche passo e cado, il conto e' salato. L'acqua gira in tondo, si, ma solo in punti precisi.
La tavola risponde ma non da' quel feeling che sentivo ieri. Gira sui binari ma manca quell'elastico, quella tensione e rilascio che crea il single fin. Manca la gioia. Surfo in modo meccanico e non faccio niente degno di nota. Suona la sirena. Sono ancora vivo e sono sorpreso. Ok, moribondo, diciamo. Ma non ho goduto come nella seconda sessione.

Mangio e mi sdraio sull'erba per rilassare i muscoli. 
Decido di tornare in acqua col single fin. Non c'e' piu' tempo per la 7'6. Anzi, non c'e' piu' il fisico.
In realta' dato il poco allenamento ed i recenti problemi alla schiena, poteva andare anche peggio.

Riparte la giostra.
Ma sono ubriaco di onde. Sazio. Se non avessi gia' pagato andrei pure.
Sono troppe in pochissimo tempo. Ma soprattutto non ho avuto modo di ragionare, studiare il da farsi. Capire gli errori e pensare alle contromisure. E' un'esperienza fuori scala. 
Non ho idee e non ho risorse. Cosi' lascio che la giostra mi porti in giro.
Il pinnone pero' mi rida' il sorriso. Finalmente posso comparare immediatamente le sensazioni. Le cose diventano chiare. Il lusso della ripetizione. Benedetta ripetizione. I piedi oggi non hanno piu' dubbi, dopo che mesi in oceano avevano sollevato solo domande, in mille condizioni diverse.
Nonostante la fatica me la godo, ma non ho forze per fare cose nuove e magari cadere e lottare contro la corrente. Sto sprecando una buona occasione per progredire, lo so, ma sto anche semplicemente, felicemente surfando. Disegno archi.


Suona la sirena. La mia personale maratona e' finita. Ho intascato piu' di cinquanta onde, tutte buone, in 24 ore o giu' di li'. Una pazzia. Una realta' distorta, in un parco giochi che premia e punisce.      
Sono uno straccio ma sono anche felice. 
Si, ora sono convinto: questo posto e' divertente ed utile. Ho risolto le pinne e sentito i miei limiti. Con calma potro' vedere gli errori e pensare ai rimedi.

Ubriaco, sazio e stanco. Non ne posso piu'. 
Ma so gia' che tornero'.