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27 February 2023

Fins

2023 started with a good swell that I missed while traveling elsewhere. Then the ocean provided weak waves up until this mid Feb, when cyclone Gabrielle delivered powerful conditions.

I booked, unknowingly, a couple of nights in Noosa, and I found myself in the best and safest spot for the occasion. With a 1000 more surfers!

Off course catching waves has been quite difficult most of the time spent there, but there has been an interesting development for me, nevertheless.

In fact I tried a very lively single fin on my noserider, instead of the classic hatchet fin that I have on that board. Oh boy, the board's behavior and feeling changed completely!

I would dare to say that fins have more influence on the board's behavior than the shape of the board itself!

Ice on the cake, on the last day, a small wave day, I managed to get plenty of practice and I really felt progressing, and joy.

I wish I could watch myself but it's not possible. I'll try to get filmed in the coming months. I think I need to see where am I at.





Il 2023 e' iniziato che mi son perso delle belle onde mentre ero in trasferta e poi e' stato un po' sul moscio tutto il tempo.

Tranne 2 settimane fa in cui il ciclone Grabrielle ha spedito vagonate di onde incazzose sulla costa. Ed io avevo gia' prenotato -per caso- un lungo weekend a Noosa, il posto migliore -e sicuro- per surfare queste mareggiate.

Ovviamente il luogo e' stato preso d'assalto da tutto il popolo surfista ed io mi son ritrovato in mezzo ad una folla enorme di gente tra l'altro bravissima.

Ma, a parte la difficolta' di prendere un'onda tutta per me, c'e' stato uno sviluppo interessante.

Ho infatti provato a mettere la pinnona che mi piace tanto, agile e arzilla, sul tavolone da nose riding che mi son portato dietro per l'occasione, sostituendo l'altra pinnona di solito consigliata appunto per il nose riding, che blocca/stabilizza e rallenta la tavola.

Non sapevo cosa aspettarmi, ma ho appena scoperto che la differenza di comportamento cosi' marcata tra le due tavole era dovuta per molta parte alla pinna! 

Il tavolone e' diventato vivo e mi sono divertito molto piu' di prima. 

La differenza e' tale che mi sembra di poter dire che la pinna influisce la dinamica piu' che la tavola stessa. Un punto su cui ragionare ulteriormente.

In ogni caso a Noosa ho poi trovato il mio momento felice e mi son divertito parecchio.

Vorrei potermi rivedere perche' credo che nelle giuste condizioni possa sfornare qualcosa di carino.

Vediamo se nei prossimi mesi riusciro' ad essere immortalato... 

25 August 2020

Slow

Sometimes I still make this mistake.

I turn hard and I fall.

Sometimes you need to go back to the basics. But the problem is always the same: practice. I don't surf enough to improve as much as I'd like.

The other day I thought that I surf 3 to 4 times a month. There are a lot of people who do that in a week. It's like the story of the twin brother that goes traveling at speed light and come back younger than his brother. Two different timelines. That's me. The others are going at speed light while I'm getting older.

I'm frustrated. 

 

 



Qualche volta faccio ancora cosi'.

Mi butto per una curva poderosa e mi ritrovo in acqua. Mi butto in acqua.

Certe volte e' necessario tornare a ripassare i principi di base. Ricordarsi di spostare i piedi, di fare questo e quello. Ma non e' possibile farlo in modo programmato surfando solo 3 o 4 volte al mese, in posti affollati e con onde che non ti danno cio' che serve. E moltissime persono attorno a me fanno 3 o 4 sessioni in una settimana.

E' come la storia dei fratelli gemelli. Quello che parte alla velocita' della luce e poi torna meno invecchiato dell'altro. Due linee temporali differenti. Io sono quello che rimane a terra. Divento vecchio facendo progressi da tartaruga.

Frustrazione.



26 February 2013

Pollice su, pollice giu'


Mercoledi’ sono andato a Noosa titubante ed invece ho avuto 2 ore di grande godimento. 

Nonostante i 4m di onde previsti in mare aperto, al riparo di Noosa Heads ho trovato bellissime e docili onde da neanche un metro e pochissime persone con le quali condividerle.
In alcuni momenti eravamo giusto in 3 e ci siamo concessi il lusso di decidere quale onda prendere, a turno.
La rilassatezza del momento, la gentilezza delle altre persone, e la facilita’ delle onde, mi hanno dato momenti di felicita’!

Avendo potuto provare in abbondanza, ho definitivamente stabilito la posizione del braccio destro, e di conseguenza migliorato la mia postura e l’equilibrio.  Ho surfato bene, e probabilmente dall’esterno potevo sembrare un serfista esperto, o per lo meno, esperto quanto mai prima.
Ho anche avuto tempo di ricordarmi di fare un passo avanti per il giusto bilanciamento di cui parlavo, ed ho quindi messo insieme, per la prima volta, dei passi avanti ed indietro dovuti alla necessita’ combinata di virare e gestire la rotta.
Dopo tante uscite con onde al limite delle mie possibilita’, tornare nella mia comfort zone e’ stato grandioso.
E si aggiunge una piccola soddisfazione: vedere altri surfisti che ti danno strada, quando per infinite volte sono stato io a dovermi scansare, e’ una sorta di riconoscimento involontario dei tuoi progressi.

Ieri invece sono tornato con S. a Coolangatta, che presenta almeno 4 diversi punti per serfare, con nomi diversi, e che e’ stato ed e' il mio campo di allenamento ufficiale.
Questo perche’ e’ il point piu’ vicino da raggiungere, e’ un bel posto, e l’acqua e’ sempre splendida. Ha un solo problema per me che sono un principiante: e’ molto piu’ esposto di Noosa o Byron Bay, e riceve quindi le mareggiate in modo piu’ violento. Cio’ lo rende uno dei posti migliori al mondo per le competizioni di surf. Ovviamente per me basta poco a renderlo una sofferenza o addirittura un pericolo.
Da natale ad oggi , che le onde fossero serfabili o meno, e’ sempre stato oltre il metro d’altezza.
Ho gia’ accennato prima cosa questo implica per me.

Ieri era una giornata strana, con onde oltre il metro ma poco ripide, rovinate dal passaggio di altre onde minori, quasi trasversali.
C’era una folla ed in due ore ho preso pochissimo e lottato col mare quasi troppo.
Unica nota degna: ho cavalcato una montagna d’acqua saltando in piedi sulla cima di quel precipizio, prima filando giu’ in fondo per poi risalire sulla faccia, per poi frenare mettendo tutto il peso sulle pinne evitando cosi’ di essere coinvolto nella valanga che si e’ creata giusto l’attimo dopo.
Piccola grande soddisfazione.
Per la concentrazione e la fifa di serfare quella montagna, non ho ricordato di badare al mio braccio. Non so’ se fosse nella giusta posizione o nuovamente abbandonato al vento come prima. Ma per questa volta mi perdono.

Comunque e’ incredibile pensare a quante volte sia andato a Coolangatta con S. e come tutte le volte sia stata poco surfabile, per noi.
Con S. non e’ mai capitata una di quelle giornate gentili dove puoi cavalcare onde docili per cento metri. Ne’ la’ ne’ altrove. Non e’ mai capitata e lui non sa quanto bene posso serfare in condizioni ottimali!

12 February 2013

Non e' la tavola..


La lezione di oggi e’: non e’ una questione di grandezza delle onde, ma di ripidita’.

Col mio long posso prendere onde da 10cm, ho solo bisogno che si sollevino un poco. Ed oggi con la 8-2 di R., non riuscivo a prendere colline da 2m, a meno che non si stessero per schiantare.
Oggi e’ stata la giornata piu’ penosa da molto tempo.

Sono andato a Coolangatta per fare in fretta, e mi sono ritrovato ancora una volta a cospetto di una situazione out of my league.

Materialmente posso prendere e cavalcare onde anche da 2 metri (non ne ho mai incontrato di piu’ piu’ grandi) ma e’ il contesto che e’ piu’ grande di me. C’e’ troppa gente troppo brava attorno a me e non me la sento di stare a competere nel line-up. Ho paura di essere travolto dall’onda e di fare male agli altri. Ed in oltre non mi piace neanche l’imbarazzo di essere additato come una sega, ed essere invitato poco cordialmente a togliermi dai coglioni.
Succede quindi che mi metto di lato, ad attendere che un’ onda ignorata dai piu’ bravi si erga la’ dove sono io, e che le altre persone nelle mie vicinanze non se la prendano prima di me.  Un’attesa snervante.
Rovinata poi dall’arrivo dell’immancabile onda gigante che travolge tutto per decine di metri, e che rende impact zone l’area che avevo ritenuto sicura.

La mia attesa ogni tanto viene premiata e ho l’occasione per fare la mia cavalcata. Ma non avendo il controllo a la visione necessaria per gestire quelle onde, spesso mi ritrovo con l’onda che si infrange attorno a me, lasciandomi la scelta di fermarmi nella impact zone, dove non avro’ un attimo per prendere fiato e saro’ constantemente battuto da inesorabili muri d’acqua,  o tentare di surfare la schiuma fino quasi a riva, dove lontano dalla furia del mare, non mi restera’ che riniziare da capo.
Sfiancante in ogni caso.
E anche scritta cosi’, non si comprende la fatica ed un po’ la paura nell’essere sotto quei muri d’acqua, nel trattenere il fiato mentre quella forza ti sconquassa, nel carcare il lish per ritrovare la tavola, e le braccia dolorose che remano contro la corrente e sprintano mentre gli occhi sanno che e’ gia’ troppo tardi per evitare la prossima valanga. 
E’ una lotta ed una fatica che i surfisti esperti non conoscono. Loro che hanno imparato prima di andare in bicicletta, loro con le spalle allenate da una vista intera di remate, loro a cui e’ stato detto cosa fare e come fare da genitori e istruttori, loro come strani pesci che volano sopra l’acqua.

Mentre io lotto per non farmi male e sfinisco le mie braccia cercando di trovare una zona sicura, e valuto, e aspetto, ed evito, e mi sposto, e mi faccio coraggio, loro tutto il tempo stanno disegnando linee di poesia e arte spinti dall’ energia invisibile dell’oceano. Senza fatica.  

Come dicevo, ho preso qualche onda con la 8-2.
Mi ha reso la vita un poco piu’ complicata perche’ mi aspettavo che partisse su inclinazioni che conosco, ed invece non le sentiva. Mi ha costretto a cercare muri piu’ ripidi del solito, avvicinandomi paurosamente all’ impact zone. Se da un lato posso dire di sapere mettermi su in quel frangente, con la tavola inclinata a quel modo, dall’altro non sono in grado di far altro che puntare alle spiaggia, evitando la valanga che in un attimo mi circonda.
In realta’ avrei dovuto fare prove di carving, per vedere se la tavola piu’ piccola fosse piu’ maneggevole da girare e inclinare. Un po’ come in motocicletta hai bisogno di inclinare la moto per fare curve di un certo raggio ad una certa velocita’.  Allo stesso modo col surf hai bisogno di velocita’ per curvare velocemente e cambiare direzione. E devi inclinare la tavola in modo che tagli l’acqua come gli scii tagliano la neve.
Sono vicino al poter fare qualcosa del genere, ma occorre velocita’. Ecco perche’ sto sfidando queste onde un po’ troppo grandi per me. E oggi volevo vedere se la tavola piu’ corta mi avesse aiutato.
In effetti ho avuto modo di fare qualche micro manovra sul cadavere dell’onda presa, quasi vicino a riva. E si, e’ il movimento e’ stato piu’ veloce e forse piu’ facile.
Ma non sono convinto della tavola. Come dicevo richiede muri piu’ ripidi. Forse va benissimo anche sui muretti da 2 piedi sui quali ho fatto la maggior parte del mio apprendistato. Forse dovrei fare un altra prova in altre condizioni.
Ma oggi in ogni caso ho visto alcuni usare la mia 9-2, o anche piu’ lunga, e surfare splendidamente quelle bestie.
Ovviamente non e’ la tavola che fa il surfista.