20 September 2018

The perfect wave?

'The search for the perfect wave' is part of the surfing storytelling, that mythology that surfers keep telling to each other even though you can't really find much of it in the water.
I got bored of it pretty soon. The 'search for the perfect wave' doesn't mean much to me, along with a lot of other stuff.
And I've just found an article that makes me think I may not be wrong, after all.

It's fascinating how modernity creates strong contradictions for those poor souls in search of the perfect wave! 
Let's start from the Kelly Slater's wave.
Mechanically it is perfect. And when surfers talk about perfect waves they mean exactly that: mechanically flawless. And that's exactly the reason why the world went wow! when people first saw that man-made wave.
Nevertheless, lots of people (should we say haters?) keep throwing shit at it and at wave pools in general, arguing about the loss of the true surfing experience, and citing elements of surf mythology that, according to them, are irreplaceable. Things such as the contact with Mother Nature, the fight with the elements, the unpredictability of the ocean and so on.

But surprisingly (or maybe not, in  fact), the other day I read this article by Nick Carroll, in which he says that during the last day of competition at the Surf Ranch, some athletes requested an extra left because one of theirs wasn't exactly the same as the others. It wasn't fair competition!
This fact makes me smile.

So, on one side you have people, unknown surfers, who teaches you what surfing should be according to an old and questionable mythology, and on the other side you get the pros that destroy the same mythology not only competing in a pool, but complaining for a wave that is not 100% the same as the others!

It is clear then that the beloved unpredictability of the Ocean is just bullshit. Something you have to put up with only because you don't have other options. But if you do have other options..
Words VS reality.

So, yea, in the same way the 'search for the perfect wave' sounds to me just like another empty myth.
(Once upon a time a few lucky ones did go searching for waves, but 99.9% of today surfers are not going searching for anything, ever.) 
And anyway, the hilarious thing is that if you are really searching for it, your search is over. The perfect wave is there in Texas, and soon in many other pools/locations. In a few more years all of us will get a taste of a perfect wave (like those guys).
But I understand it's an hard fact to accept.


My search for the perfect wave: the travel agency gave me destinations to chose from, and the giude took me to the best spot of the day. What a search!                                                                                                                                                La mia ricerca dell'onda perfetta: l'agenzia di viaggio mi ha consigliato, e le guide locali mi hanno portato nello spot giusto. James Cook spostati.



La 'ricerca dell'onda perfetta' fa parte di quella narrativa del surfista che viene constantemente ripetuta nonostante molti dei suoi elementi siano ormai lontani dalla realta' (ammesso che lo siano mai stati, reali).
A me comunque ha stancato molto presto. Non trovo riscontro tra la retorica del surfista (o del fare surf) e la realta' in acqua.

Ma una recente lettura mi spinge ora a parlarne.
Dal mio punto di vista e' infatti interessante vedere come la modernita' crei contradizioni affascinanti per gli sfortunati ricercatori dell'onda perfetta. 
Prendiamo l'onda artificiale di Kelly Slater. Dal punto di vista meccanico (che e' indubbiamente il fattore principale, direi unico, che caratterizza la fantomatica onda perfetta), e' di fatto un'onda perfetta. La sua perfezione e' stata esattamente il motivo che ha catturato l'attenzione del mondo.
Ma una folla di surfisti si e' dichiarata immediatemente contro questa bellezza. Le motivazioni sono dubbie e confuse. Argomenti come il mancato contatto con la natura, la mancata battaglia contro gli elementi, la mancata sorpresa di una previsione sbagliata, il principio che dovresti pagare mentre surfare sarebbe gratis la fanno da padrona. Tutte considerazioni opinabili e che non si soffermano mai sulla qualita' (perfezione) o meno di questa onda artificiale. 

Ma a questa sorta di dibattito zoppicante, si e' appena aggiunto un nuovo elemento, che e' poi il motivo per cui sto scrivendo.

Ho letto in questo articolo di Nick Carroll che durante l'ultima giornata di gara al Surf Ranch e' stata aggiunta una undicesima onda alla competizione, una sinistra, perche' alcuni atleti si erano lamentati che la loro sinistra non fosse stata perfetta come le altre.
E sorrido sodisfatto davanti allo sgretolamento della narrativa del surfista che cede sotto i colpi inferti della realta'.

Cio' significa infatti che mentre orde di presunti puristi denigrano le wavepool dall'alto della loro esperienza e saggezza marina e ti insegnano cosa dovrebbe essere il surf, i pro, che di esperienza evidentemente non ne hanno, non solo sono stati i primi a cimentarsi con questa creazione, ma chiedono anche un' onda extra perche' quella a loro capitata non era esattamente uguale alle altre.
Capirete che i conti non tornano.

Il gota del surf mondiale ci dimostra come l'imprevedibilita' del mare, quell'esperienza mistica tanto amata, sia in realta' una condanna dalla quale scappare appena possibile. L'imprevedibilita' e' rifiutata persino per dettagli minimi in una piscina. E cosi' facendo distrugge un elemento essenziale della narrazione del surf.

Parallelamente anche la cantilena dell'onda perfetta e' solo un mito. Che il surfista di Voghera non vuole abbandonare, per non accettare il fatto che la sua -presunta- ricerca sia finita. 
Ma di fatto l'onda perfetta c'e' ed e' a portata di mano (e presto o tardi tutti ci faremo un giro).
Ma capisco che sia un destino atroce per chi e' morbosamente attaccato alle storielle.


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